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Lazio, la Regione vuole una legge sulla gig economy

Parte la consultazione pubblica per regolamentare il nuovo modello di lavoro. Zingaretti, obiettivo legge

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2018-06-1 1/06/2018 ore 16:40

Nicola Zingaretti (Foto Omniroma)

La Regione Lazio vuole una legge sulla gig economy, quel modello economicosempre più diffuso dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato) ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenzesi. Alla Pisana si è infatti aperta la fase di consultazione pubblica per definire il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale. Alla consultazione, che rimarrà aperta per 20 giorni, sono chiamati a partecipare forze politiche, sindacati, cittadini, studiosi, lavoratori e imprese della gig economy al fine di definire uno standard di tutele condivise in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali.

In particolare, gli aspetti della consultazione mirano a designare diritti fondamentali come: salute e sicurezza sul lavoro con forme di tutela compatibili con le norme nazionali (prerogative di natura assicurativa, previdenziale, maternità); salario minimo garantito con contrattazione; indennità per particolari giorni dell’anno, orari o condizioni di lavoro; trasparenza nell’uso e nel funzionamento degli algoritmi che regolano turni, retribuzioni e premialità; diritto a informazioni chiare sulle condizioni contrattuali

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha spiegato in modo chiaro l’intento dell’iniziativa. “Come promesso, continuiamo con determinazione a costruire le basi per arrivare a una legge regionale a tutela dei lavoratori digitali. In questi ultimi giorni abbiamo incontrato per discutere di questo tema i rappresentanti di forze sociali, associazioni e società che operano in questo campo. Ora la consultazione via web è una delle tappe intermedie e fondamentali per arrivare all’obiettivo della legge sulla gig economy. Lo ribadisco: più innovazione vuol dire anche nuovi diritti. Vi sono sicuramente alcuni diritti che consideriamo imprescindibili, altri elementi potranno emergere grazie ai contributi che ci arriveranno. Procediamo nella consapevolezza di fare qualcosa di utile per i lavoratori del Lazio e anche dell’Italia”.

“All’innovazione tecnologica e alla nascita di nuove forme di lavoro devono corrispondere vecchi e nuovi diritti. Indubbiamente lo sviluppo dell’economia 4.0 ha aperto una zona grigia alla quale come istituzione rispondiamo in due modi: da una parte convogliando esigenze, istanze e proposte, e dall’altra assumendoci il compito di indirizzare questa nuova fase dello sviluppo digitale nei binari delle tutele fondamentali del lavoro. Crediamo che diritti e innovazione non siano antitetici ma che anzi, dal loro incontro possano beneficiarne tanto i lavoratori quanto le aziende”, conclude l’assessore al Lavoro e Nuovi Diritti, Claudio Di Berardino.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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