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Ama, tre anni di psicodramma. Lo spettro del commissario

Quattro board in tre anni sono troppi. L’azienda rischia la paralisi della gestione operativa senza una plancia di comando. I sindacati in pressing per un commissario ma la Raggi insiste e sceglie Stefano Zaghis

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2019-10-2 2/10/2019 ore 9:15

La sede di Ama

Quattro board saltati in tre anni sono davvero troppi. Non c’è pace per l’Ama, la grande municipalizzata romana dedicata prevalentemente alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Con le dimissioni di ieri dell’intero cda, causa deterioramento della fiducia con l’azionista Campidoglio, per Ama si potrebbero aprire le porte del commissariamento. Questo almeno è quello che trapela da ambienti vicini alla muncipalizzata dei rifiuti.  Per i romani invece, si rischia l’ennesimo inferno dei rifiuti. Senza testa, rischia di saltare la gestione operativa dell’azienda, ovvero raccolta e smaltimento.

A metà 2016, quando la sindaca Raggi si insedia, a guidare l’Ama è Alessandro Solidoro, nominato dal prefetto Tronca, rimosso per fare posto ad Antonella Giglio. Alla fine del 2017 diventa presidente Lorenzo Bagnacani, che rimane in carica meno di un anno e mezzo. A giugno di quest’anno il nuovo cda presieduto da Luisa Melara, durato quindi poco più di 100 giorni, fino alle dimissioni in blocco annunciate oggi. Una crisi profonda che affonda le sue radici nella questione contabile. L’ultimo bilancio di Ama approvato, infatti, risale addirittura al 2016. Sul successivo è in corso una partita politico-giudiziaria, che negli ultimi mesi ha portato prima alle dimissioni del vecchio cda dell’azienda e poi all’apertura di un fascicolo di inchiesta da parte della Procura di Roma, fino alle dimissioni odierne. Colpa dei crediti che Ama vanta verso l’azionista ma che quest’ultimo non riconosce. Un contenzioso che al momento blocca il via libera anche del bilancio 2018. Il punto è però un altro. Non possono saltare 4 cda (sei vertici se si considera il duo presidente-dg) in così poco tempo. Ora forse saraà il turno dell’ennesimi manager, Stefano Zaghis. Ma quanto durerà?

Anche perché l’Ama ha circa 7.800 dipendenti, un debito stimato oltre 1 miliardo, ed ogni anno spende oltre un terzo del valore della produzione aziendale, in totale oltre 800 milioni di euro, per pagare stipendi. Una cifra, nel 2016 pari a 360 milioni di euro, superiore a quella utilizzata per finanziare il servizio erogato dall’azienda.  I sindacati che in Ama sono fortissimi, chiedono il commissariamento. E forse è il momento.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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