Alitalia, Stato in vista. E scende in campo la politica locale

La Regione Lazio e il Comune di Fiumicino vogliono essere della partita dopo l'annuncio del governo sulla ri-nazionalizzazione della compagnia

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Per essere una svolta, lo è. Alitalia resterà pubblica dopo mesi di grande, grandissima confusione. Almeno a sentire il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che rilancia la nazionalizzazione dell’Alitalia, dieci anni dopo la privatizzazione. “Torneremo a farla diventare compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare”. Il governo, di fatto, apre uno scenario che sembra tagliare fuori Lufthansa dichiaratasi sempre per un turnaround dove vorrebbe mani libere e pieni poteri gestionali e azionari.

Una sterzata verso la mano pubblica, che tira direttamente in ballo anche l’ammodernamento di Fiumicino. Qualora Alitalia tornasse compagnia di bandiera a tutti gli effetti, lo scalo romano andrebbe incontro a delle ripercussioni. Ed è qui che entrano in gioco le proposte della politica locale, coordinata dal sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. Questa mattina il consigliere regionale Pd, Michele Califano, ha rilanciato la proposta induatriale lanciata proprio un anno fa dallo stesso Montino.

“Su Alitalia c’è un piano presentato un anno fa dal Comune di Fiumicino a tutti gli enti competenti, Camera, Senato e Comune di Roma compresi. Un progetto serio, attuabile che rilancerebbe la compagnia di bandiera e salvaguarderebbe la centralità dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. Ha ragione il sindaco Montino a sottolinearlo e ricordarlo. Di questo piano, che prevede l’ingresso di società partecipate come Trenitalia, Finmeccanica o Eni, studiato e approvato dal Comune di Fiumicino, però non sento parlare né il ministro Toninelli né il vicepremier Di Maio. Qui c’è un piano per avere un’Alitalia forte e in salute e che tutelerebbe dipendenti e indotto. Spero prima o poi se ne rendano conto”, ha spiegato.

Lo stesso Montino, ha chiesto a Toninelli, maggiore chiarezza sulle intenzioni del governo, circa Alitalia. “Spero che il 51% di cui si parla non sia come quello rappresentato dai Capitani Coraggiosi (2008) di Berlusconi, che portò la compagnia alla situazione attuale. Se il ministro e il governo ritengono la compagnia di bandiera davvero strategica, allora come avviene in Francia o in Germania deve esserci al suo interno la presenza del Sistema pubblico italiano”.

Per questo “torno a ribadire che sarebbe interessante aprire la discussione alle grandi aziende italiane che hanno attinenza in materia di trasporti, come Ferrovie dello Stato o Finmeccanica – continua il sindaco -, così come abbiamo indicato nel nostro piano per il rilancio di Alitalia più di un anno fa”.
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