Alitalia, tegola Ue sul salvataggio

La commissione europea lancia un avvertimento: l'operazione con Fs sia conforme alla legge comunitaria

L’Unione europea interviene sulla possibile conversione in capitale del prestito ponte concesso ad Alitalia dallo Stato italiano.  Anche se, “in linea generale, il trattato sull’Ue è neutro per quanto riguarda la proprietà pubblica o privata” delle imprese, rende noto un portavoce della Commissione Europea, “gli interventi pubblici devono essere o conformi al mercato oppure rispettare le regole Ue sugli aiuti di Stato“.

La Commissione Ue tuttavia “non ha abbastanza elementi, in questa fase, per prendere una posizione sul fatto se una conversione di una parte del prestito in capitale della Newco rispetterebbe le regole Ue”. Circa la possibile abolizione della data di restituzione del prestito ponte, “la Commissione non può fare speculazioni”, continua il portavoce. Alitalia, come noto, è alla ricerca di un socio al 40% che possa affiancare il blocco pubblico Fs-Tesoro, a sua volta in compagnia degli americani di Delta.

Tuttavia, la data di restituzione del prestito è uno degli elementi di cui la legge comunitaria sulla Concorrenza tiene conto per valutare se un operatore privato avrebbe agito nella stessa maniera e se una misura costituisce aiuto di Stato o meno (il cosiddetto arm’s length principle).

Risulta evidente che un prestito ‘sine die’ ad una compagnia con un margine operativo lordo negativo per 154 milioni (dato 2018) non è in linea con quanto avverrebbe se al posto dello Stato italiano ci fosse un operatore privato. In ogni caso, prosegue il portavoce, “la Commissione non può commentare su misure nazionali che sono ancora in discussione nel Parlamento.

 

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