Ama, non si può navigare sempre a vista. Serve strategia (e soldi)

Deserta la gara per spedire i rifiuti fuori dal Lazio. Per fortuna ci sono vecchi accordi in essere. Ma senza investimenti dell'azionista nessun manager potrò fare miracoli

I rifiuti in strada

Nuovo management, ma in Ama non è cambiato granché. Non si può continuare a navigare a vista, prima o poi la collisione con l’iceberg è assicurata. Ama, fresca di ribaltone (l’ennesimo) continua a vivacchiare, lasciando ai romani una città sporca, in una parola indecente. Nessun allarme per il servizio di raccolta e smaltimento, sia chiaro. Ma va messo agli atti che per la terza volta consecutiva la maxigara per l’esportazione dei rifiuti di Roma (trattati e indifferenziati) è andata deserta. Meno male che il vecchio cda dell’azienda, quello guidato da Lorenzo Bagnacani e rimosso dalla sindaca Raggi, aveva predisposto degli atti e sottoscritto dei contratti in grado di garantire la copertura di tutti i flussi di rifiuti in uscita dalla Capitale.

Va bene ma quanto si può andare avanti così? Al Campidoglio sono convinti che sia un problema di manager, ma non è così. Ama sconta una carenza di infrastrutture e se i soldi non ce li mette l’azionista, allora gli amministratori possono fare poco o nulla. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Dire, la previsione di produzione di rifiuti indifferenziati per il 2019 fatta dagli amministratori uscenti ammontava a 900mila tonnellate (ipotizzando un aumento di produzione del 3% rispetto al 2018, senza contemplare cautelativamente azioni sulla riduzione dei rifiuti) così distribuite: 200.000 al tmb di Ama Rocca Cencia, 415.000 ai due tmb di Colari, 70.000 ai tmb abruzzesi di Aciam e Deco, 103.000 al tmb di Rida Ambiente ad Aprilia, 62.000 (più un altro 50%) al tmb della Saf a Colfelice (Frosinone) e 40.000 al tmb di Ecologia Viterbo.

I contratti che dovrebbero garantire il servizio sono stati rinnovati, peraltro con incrementi delle tariffe in alcuni casi significativi (dal +23,7% di Ecologia Viterbo al +15% di Aciam e al +14,25% di Deco), ma ci sono due punti interrogativi. Il primo riguarda il contratto con Colari (ancora commissariata per l’interdittiva antimafia), che il 3 aprile scadrà e quindi Ama dovrà aprire un interlocuzione con Anac per la proroga. Ma quanto può durare così?

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