Atac, il Campidoglio punta tutto sul concordato

Difficile rispolverare il piano per la vendita delle rimesse, la cessione avrebbe tempi troppo lunghi per i creditori. Spezzatino accantonato.

In questi giorni di corsa contro il tempo per salvare Atac c’è un’unica certezza. L’azienda di via Prenestina le sta provando proprio tutte per evitare di arrivare al concordato preventivo con i creditori,  fornitori in primis (ma anche lo stesso Comune, le Ferrovie e Cotral) i quali minacciano di interrompere le forniture. Più o meno 1,2 miliardi di euro mancanti nelle casse delle municipalizzata, i dati sono quelli del 2015 visto che il bilancio 2016 è ancora scandalosamente latitante. Bisogna mettere un punto fermo.

L’amministrazione Raggi, azionista unica di Ataca, dalle indiscrezioni raccolte da Radiocolonna.it, sarebbe fortemente propensa a proseguire sulla strada del concordato, lasciando in disparte altre ipotesi, come la vendita dei tre maxi-depositi per un totale di 150 milioni. Per alcuni motivi, di ordine sostanzialmente pratico.

Tanto per cominciare il concordato, partendo dal presupposto che i creditori accettino l’accordo proposto da Atac, garantisce immediatamente la continuità operativa, ovvero le corse di bus, tram e metro. E questo mentre i creditori vengono progressivamente saldati mentre il servizio pubblico viene espletato.

Punto secondo, la vendita degli immobili, piazza Bainsizza su tutti, è un progetto vecchio, più volte tirato fuori dal cassetto ma mai veramente messo in atto (qui l’articolo in proposito di Radiocolonna.it). E, cosa più importante, i creditori potrebbero non avere la pazienza necessaria per attendere la vendita di depositi e rimesse. A conti fatti, la strada della vendita del mattone Atac è difficilmente percorribile.

Così come assai ardua appare la strategia dello spezzatino, vista la fisiologica diffidenza dei sindacati verso ogni forma di smembramento societario, che nei fatti finirebbe con lo svalutare il valore di Atac. L’unica via rimane dunque quella del concordato sotto la supervisione del Tribunale, una volta concessa l’omologa all’accordo azienda-creditori.

L’ultima ad aggiungersi al computo dei creditori è  Cotral. L’azienda per il trasporto pubblico regionale vanta infatti, e chiede indietro, crediti per 62 milioni di euro, che è appunto l’entità dell’ingiunzione di pagamento depositata davanti ai giudici del Tribunale a fine luglio. Risale invece a qualche mese prima, a marzo, quella presentata da Trenitalia, il cui importo è di circa 21 milioni (più gli interessi: totale 30 milioni). In entrambi i casi i debiti di Atac riguardano la gestione dei biglietti Metrebus, dei quali l’azienda continua a incassare gli introiti senza distribuire i proventi a Cotral e Trenitalia.

 

 

 

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