Atac, ore decisive per il futuro. Sì al concordato vicino

Domani il verdetto dei creditori al salvataggio della municipalizzata. Le premesse sono buone

Non è il D-Day di Atac, sia chiaro, il più è fatto. Domani i creditori dell’azienda, titolari virtuali di un credito da 1,4 miliardi, si pronunceranno definitivamente sul piano messo a punto dai commissari per rimettere la municipalizzata sulle sue gambe. Ma, soprattutto, per trovare un sistema sostenibile per rimborsare i fornitori, che rappresentano il grosso dei creditori. Il programma di rientro dal debito prevede di pagare 150 milioni di euro dei creditori privilegiati entro il 2019 e il 30% del credito chirografaro entro il 2022. Inoltre Atac mira a sanare le perdite con la crescita dei chilometri percorsi grazie all’incremento della flotta di bus e dei ricavi da bigliettazione. Altro strumento previsto è la messa a reddito di 4 ex rimesse Atac ormai dismesse, che due mesi fa sono state date in affitto ad una società che organizza eventi.

Sulla base di questo piano i vari creditori dell’azienda romana di trasporto saranno chiamati ad esprimersi se accettare o meno. Si parla di circa 1.200 creditori chirografari, tra banche e società varie fino a player ed enti locali come Trenitalia, Cotral o Regione Lazio e Cotral. Non votare equivale ad esprimere un voto negativo. I creditori potranno votare nell’aula Occorsio del Tribunale di piazzale Clodio, via Pec o via raccomandata. Le premesse comunque sono buone, essenzialmente per due ragioni.

Primo, il piano industriale di Atac ha già ricevuto il via libera del tribunale fallimentare. Per la giustizia insomma la ricetta è buona e valevole di tentativo. Secondo, un no al concordato non converrebbe a nessuno, perché a quel punto, per onorare il debito, i commissari non avrebbero altra scelta che liquidare Atac, farla a pezzi e venderne gli asset. Ma quanto varrebbero?

 

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