Atac riaccende lo scontro la Comune e Regione

Meleo risponde a Civita, pronto a collaborare al rilancio della municipalizzata. Ma la Regione ha debiti per mezzo miliardo verso Atac

Ci dev’essere qualcosa che proprio non funziona tra Regione e Campidoglio. Dichiarazioni costantemente al veleno che denotano la benchè minima assenza di sintonia tra due enti chiamati ad amministrare una buona fetta di territorio comune. Soprattutto se il tema in questione è Atac, la disastrata municipalizzata alle prese con l’ennesima speranza di rilancio, mascherata da ribaltone al vertice.

Dopo le tensioni sulla crisi idrica, oggi si è riaccesa la miccia sul trasporto romano. A mandare fuori giri il Comune, la sortita dell’assessore alla Mobilità alla Regione, Michele Civita. Il quale a poche ore dall’arrivo di Paolo Simioni al vertice ha teso di nuovo la mano al Campidoglio, dicendosi pronto a discutere per un rilancio di Atac, a condizione di un piano industriale credibile.

Parole che hanno provocato la reazione stizzita dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo. “Stupiscono le dichiarazioni dell’assessore alla Mobilità che ora si dichiara
pronto e propenso al dialogo su Atac, quando da mesi chiediamo maggiori investimenti e risorse. E’ bene, infatti, precisare alcuni punti e fare chiarezza. Iniziamo dai fondi nazionali destinati ai trasporti quest’anno su Roma, per la precisione 240
milioni di euro. Queste risorse che sono state date alla Capitale e che passano attraverso la Regione, pur aumentate negli ultimi anni, sono del tutto insufficienti per rilanciare il trasporto pubblico nella sua totalità”.

Come al solito però sono i numeri ad avere l’ultima parola. E per una volta bisogna dar ragione al Campidoglio. Fondi nazionali o meno, la Regione deve alla municipalizzata, dunque al suo azionista un sacco di soldi. Per esempio, Atac vanta 1,2 miliardi di crediti non riscossi, 100 milioni in più dell’Ama. Di questi, circa mezzo miliardo sono riconducibili alla Regione, che però pare non averli ancora riconosciuti. A questo punto, bisogna uscire dal campo della politica e entrare in quello dei numeri. Piano industriale o meno, la municipalizzata potrà ripartire solo con nuove entrate finanziarie, e potrebbe per esempio cominciare a farsi versare il dovuto.

Se il monte crediti sarà stato ridotto lo si vedrà dal bilancio 2016, che però non è ancora stato pubblicato, nonostante i termini scaduti da un pezzo.

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