Banca del Fucino al riassetto, rush finale con Igea

Avviata la trattativa in esclusiva per un un significativo ingresso nel capitale dell'istituto dei Torlonia

Banca del Fucino accelera verso il riassetto azionario. La più antica banca privata romana, indipendente e presieduta dalla quarta generazione dei suoi fondatori, costituita nel 1923 dai principi Torlonia ha reso noto di aver firmato in questi giorni un’esclusiva con Igea Banca, volta a definire – nei tempi più celeri previsti dalla vigente normativa – un significativo ingresso nel capitale di Banca del Fucino di fondazioni bancarie, gruppi industriali di rilievo anche internazionale, imprese di servizi provenienti dalla compagine azionaria di Igea Banca. Dunque, nuovi soci in arrivo, anche se la tempistica del closing non è chiara.

Una buona notizia per la banca dei principi Torlonia, che ha fallito l’aumento di capitale con cui mettere in sicurezza l’istituto. E soprattutto alle prese con le divisioni in seno alla famiglia nobile. Le quali però non sembrano impattare sui destini dell’istituto. Banca del Fucino ha infatti comunicato in oltre che le recenti vicende riguardanti l’asse ereditario della famiglia Torlonia, non afferiscono in alcun modo all’attuale assetto proprietario e all’operatività della Banca del Fucino stessa.

“In parallelo, sono in corso di perfezionamento le attività propedeutiche ad una operazione di cartolarizzazione che consenta il deconsolidamento, da parte della stessa Banca del Fucino, dell’intero portafoglio dei crediti deteriorati”. Igea però non è il primo player che si è affacciato alla banca del Fucino. La scorsa primavera era toccato al fondo Barents farsi avanti. L’operazione con Barents prevedeva  la firma di un memorandum per un aumento di 50 milioni di euro e il consolidamento di tutto il portafoglio di 300 milioni di euro di crediti deteriorati Npe. A seguire era prevista l’aggregazione di altre realtà nel settore private, che la banca ha sviluppato nell’ultimo triennio, soprattutto nel cosiddetto Wealth management. Ma, dopo “diversi mesi di analisi ed incontri seguiti alla firma del memorandum di aprile 2018, nell’ultimo periodo sono maturate divergenze sui piani futuri della Banca che hanno spinto le parti ad interrompere definitivamente le trattative” avevano spiegato dalla stessa banca.

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