Car sharing, Milano batte (ancora) Roma

Rapporto Aniasa. Roma ci sono 600 mila utenti iscritti a servizi di car sharing, contro gli 850 mila di Milano. Un gap che la dice lunga sulle condizioni della mobilità nella Città Eterna

Sul car sharing Milano batte ancora Roma. L’ultimo rapporto dell’Aniasa, presentato in questi giorni, parla fin troppo chiaro. A Roma ci sono 600 mila utenti iscritti a servizi di car sharing, contro gli 850 mila di Milano. Un gap che la dice lunga sulle condizioni della mobilità nella Città Eterna, che modifica nel lungo termine le stesse abitudini dei cittadini. Un altro dato che mette ben in evidenza il gap tra le due città è quello relativo ai noleggi: oltre 6,3 milioni nel corso di un anno a Milano, poco più della metà, circa 3,2 milioni, a Roma. Inoltre, su scala nazionale, prosegue il rapporto dell’Aniasa, all’ombra della Madonnina risiede il 47% della flotta nazionale, mentre a Roma solo il 19.

Nel complesso, nel 2018 il settore del noleggio e del vehicle sharing ha complessivamente registrato una crescita della flotta che ha superato di slancio il milione di veicoli in circolazione  e del fatturato, ormai vicino ai 7 miliardi di euro (6,8 miliardi e +10% sul 2017). Il positivo andamento ha subito un deciso rallentamento nella seconda parte dell’anno con le immatricolazioni che, dopo anni di crescita in doppia cifra, hanno rallentato la corsa (482.000, +0,4%), pur confermando la significativa incidenza sull’intero mercato automotive (quasi il 25%). I dati relativi al primo trimestre del 2019 hanno confermato la rilevanza del settore e il contestuale rallentamento del trend di nuove immatricolazioni (-14%).

A frenare lo sviluppo, oltre a ragioni di calendario (festività pasquali e “ponti” nel mese di aprile) per il noleggio a breve termine, è il quadro di incertezza economica che sta rallentando le scelte di mobilità di privati e aziende. A ciò si aggiungono alcune misure assunte negli ultimi mesi a livello nazionale (normativa bonus-malus) e locale (blocchi della circolazione anche per i veicoli diesel Euro 6), che hanno prodotto un generale clima di attesa. Effetto congiunto di queste dinamiche è la forte propensione a prorogare i contratti in essere e a posticipare le decisioni.

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