Caso Ruberti: continua indagine su polizze sanitarie milionarie e presunti ricatti

La procura di Frosinone mantiene un profilo basso

Mentre la politica locale, regionale e nazionale si scalda con le elezioni, anche sul caso Ruberti, la procura di Frosinone, che indaga su polizze sanitarie milionarie e presunti ricatti, mantiene un profilo bassissimo tanto da sembrare immobile.

Il video diffuso a due mesi dalla cena della lite di Frosinone, e per cui Albino Ruberti ha lasciato il posto di capo di gabinetto del sindaco di Roma, ha obbligato a un passo indietro sulla candidatura alle politiche anche Francesco De Angelis, presidente dell’Asi di Frosinone e uomo forte del Pd ciociaro. La vicenda ha scosso il partito fino ai vertici e ha fornito preziose frecce all’arco degli avversari politici a un mese dalla campagna elettorale.

Il pericolo di strumentalizzazione è fortissimo e quindi sembra che la campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre, stia rallentando, se non addirittura congelando l’inchiesta, la quale comunque non potrebbe certamente essere chiusa entro la data delle elezioni.

Un mare in tempesta, quindi, che non aiuta gli investigatori nella ricerca della verità e su che cosa intendesse Ruberti nel video quando, offeso mortalmente dal “me te compro” pronunciato da Vladimiro De Angelis – broker assicurativo e fratello di Francesco -, minacciava di raccontare a tutti quello che questi gli avesse chiesto.

La caccia alla “polizza milionaria” stipulate dal broker con la Asl di Frosinone, sono state le prime “gemme” setacciate nel corso delle indagini della squadra mobile di Frosinone e spetterà agli investigatori stabilire se, per quelle stipule, siano stati commessi reati ed eventualmente chi li ha commessi. Resta poi da stabilire se, nei due mesi passati tra la realizzazione del video e la sua diffusione, qualcuno abbia tentato con qualche tipo di ricatto di monetizzare, anche politicamente, il valore del filmato stesso. Per questo gli investigatori hanno ricostruito il passaggio fatto, da un telefono all’altro, dai tanti che lo avevano visto in anteprima. In questa fase, a quanto si apprende, non ci si aspettano svolte investigative riconoscibili come tali.

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