Cinecittà, la sfida agli studios made in Usa che passa da Cdp

Quasi 90 anni dopo la fondazione, tra stagioni felici e cadute rovinose, Cinecittà prova a sfidare i grandi poli cinematografici esteri

Sfidare i grandi studios americani non è impresa facile. E quasi 90 anni di storia possono non bastare. Era il 1937 quando Benito Mussolini inaugurava Cinecittà, al grido che sì, la cinematografia è l’arma più forte. Ora, 86 anni dopo dal primo colpo di vanga, la Hollywood sul Tevere tenta il colpaccio. Grazie a Cassa Depositi e Prestiti che ha messo a disposizione i suoi terreni, circa 31 ettari, per rendere gli studios più grandi, attrezzati e competitivi con le maggiori realtà europee e statunitensi. Questo, almeno sulla carta, l’obiettivo dell’accordo preliminare per l’acquisizione, da parte di Cinecittà, di una porzione dell’area di proprietà di via Goito.

L’intesa prevede che al momento del closing la proprietà dello spazio venga trasferita da Cdp Immobiliare (società interamente controllata da Cdp) a Cinecittà. Per Cassa l’operazione si inserisce nell’attività di valorizzazione di ex immobili pubblici in base a principi di trasparenza e massimizzazione del valore, come previsto nell’ultimo Piano Strategico di gruppo. D’altronde, più cinema vuol dire anche più Pil: più set, più indotto, più lavoro. E più immagine. L’accordo era nell’aria. Subito dopo l’estate, era stato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, a spiegare i progetti di sviluppo per Cinecittà.

Da Venezia, dove si trovava per il panel Il ruolo degli studios nel nuovo mercato audiovisivo globale, Franceschini spiegava che “il governo ha deciso di fare un grande investimento che guarda al futuro del cinema italiano e che ci mette in condizione di esercitare un ruolo di leadership in Europa in questo settore”. E “nel Pnrr sono previsti 300 milioni di euro che serviranno per trasformarla. Sia dal punto di vista strutturale, attraverso l’operazione con Cassa Depositi e Prestiti, che ne aumenta il suo volume con altri 40 ettari confinanti, sia da quello tecnologico”. Detto, fatto.

D’altronde, nel cinema le dimensioni contano. Per intercettare le grandi produzioni occorre la disponibilità di teatri di posa più ampi e dotati di strumenti tecnologici avanzati. Per questo è entrata in campo la Cassa. Il piano di riqualificazione di Cinecittà prevede la realizzazione di nuovi grandi teatri di posa e di un ampio complesso articolato in numerosi spazi e servizi, tra cui oltre 15 ettari di backlot, ossia una vasta area all’aperto per effettuare le riprese in esterno che permette di colmare un gap con i competitor continentali e dotare gli Studios di una capacità ambientale unica, considerando anche il fattore climatico favorevole del nostro Paese.

Le opere di ampliamento e innovazione che verranno realizzate una volta finalizzato l’accordo con Cdp, vanno ad aggiungersi agli interventi già pianificati dal Piano Industriale Cinecittà 2022-2026 che prevedono la realizzazione di nuovi teatri, set per la Virtual Reality e la Virtual Production e il più grande Ledwall d’Europa, grazie ai quali verrà incrementata in modo significativo la produttività dei set cinematografici. Fattore fondamentale per rilanciare gli Studios e renderli più accoglienti per le grandi produzioni – dai film delle major alle serie tv dei top player – è infatti la disponibilità di teatri di posa più ampi e dotati di strumenti tecnologici avanzati. Sfida agli studios lanciata.

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