Cosa chiedono le imprese romane al nuovo governo

Ora che Giorgia Meloni è con un piede dentro Palazzo Chigi, per le imprese romane è tempo di scoprire le carte e chiedere all'esecutivo che verrà di cosa le aziende hanno effettivamente bisogno

Ora che Giorgia Meloni è con un piede dentro Palazzo Chigi, per le imprese romane è tempo di scoprire le carte e chiedere all’esecutivo che verrà di cosa le aziende hanno effettivamente bisogno. Per esempio, come messo nero su bianco da Confcommercio Roma pochi giorni fa, sono due le priorità per l’economia della città e della regione. Ovvero, “approvare finalmente l’atteso nuovo assetto istituzionale per Roma Capitale, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia normativa, amministrativa e finanziaria, garantendo poteri conformi alla specificità della capitale del Paese, evitando le sovrapposizioni istituzionali” e “ripristinare nel bilancio pubblico il fondo per Roma Capitale, per permettere di rilanciare gli investimenti ordinari per la città e dare così continuità a quanto si sta avviando con i fondi del Giubileo 2025 e del Pnrr”.

Ma non basta. Per l’associazione sono importanti anche l’impegno per far aggiudicare a Roma l’Expo 2030 e, sul fronte del caro energia (sono a rischio 8-10 mila imprese romane del terziario di mercato da qui ai primi sei mesi del 2023), il potenziamento e l’estensione dei crediti d’imposta anche alle imprese non ‘energivore’ e non ‘gasivore'”. E poi una tassazione più favorevole per le imprese, la valorizzazione dei negozi di vicinato e delle botteghe, il sostegno alla rete dei negozi nel settore della moda e dell’abbigliamento. Per Roma capitale dei grandi eventi, infine, “chiediamo un lavoro unitario e coordinato tra le istituzioni nazionali e locali per candidare Roma nelle sedi internazionali dove si decidono i grandi eventi congressuali, sportivi, fieristici e di cultura”. Palla alla Meloni.

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