Edilizia: il Lazio è la seconda regione per utilizzo del superbonus, il 66% dei cantieri a Roma e provincia – VIDEOGALLERY

Secondo il rapporto di Cresme per Ance Roma-Acer per oltre 5 miliardi di detrazione. Per il presidente di Ance Roma - Acer, Antonio Ciucci, "oggi la misura non è più sostenibile dal punto di vista finanziario, ma bisogna sbloccare i crediti incagliati"

Nella classifica delle regioni per intensità di utilizzo dell’incentivo del superbonus ogni 100mila edifici, il Lazio si colloca al secondo posto dopo il Veneto: il 3,5 per cento degli edifici regionali esistenti è oggetto di lavori a valere sul superbonus. È quanto emerge dal rapporto di Cresme per Ance Roma-Acer “L’impatto del 110 per cento sul sistema economico nazionale, laziale e romano”, presentato ieri a Roma.

Nel Lazio al 31 ottobre 2022 sono stati avviati 28.229 cantieri per 5,080 miliardi di euro. Dei cantieri aperti nella regione, ben il 66 per cento si trova a Roma e provincia: soltanto in quest’area sono stati attivati 13.835 cantieri per un importo complessivo di 3,359 miliardi di euro. Dall’avvio del provvedimento fino al 31 ottobre 2022 risultavano ammessi a detrazione nel Lazio 5,1 miliardi di euro, di cui 1,5 nel 2021 e 3,6 nei primi 10 mesi del 2022, pari al 9,2 per cento del totale nazionale (326.800 cantieri e 55 miliardi di investimenti attivati pari a 60,5 miliardi di detrazioni)

 

Il superbonus non è più sostenibile dal punto di vista finanziario, ma è necessario sbloccare i crediti incagliati delle imprese. A dirlo è il presidente di Ance Roma – Acer, Antonio Ciucci, durante la  presentazione del rapporto.

La ricerca condotta da Cresme – spiega Ciucci –  “dimostra come il superbonus sia stato costoso nella sua globalità ma abbia anche portato tanti vantaggi all’economia reale in termini di occupazione e indotto”.

“Evidentemente oggi la misura – ha aggiunto il presidente – non è più sostenibile dal punto di vista finanziario, chiediamo però che le imprese che hanno i crediti incagliati li vedano sbloccati con la possibilità, quindi, di finire i lavori e pagare i fornitori. Siamo disponibili a sederci col governo per vedere come modificare la misura e farla diventare strutturale”, ha concluso.

Secondo la vicepresidente all’edilizia privata di Ance Roma – Acer, Benedetta Bonifati la ricerca del Cresme “che noi abbiamo commissionato vede il superbonus sotto un punto di vista che finora non era mai stato rilevato, e non come una misura di incentivazione, ma come una misura di investimento”.

“Quindi – ha spiegato la vicepresidente – è stata valutata proprio come una misura di investimento, e questo ha fatto emergere sia i lati positivi che le criticità, in modo tale da intervenire nel rendere strutturale questa misura, vedendola come investimento, ed eliminando quelle criticità che si riconoscono nell’incremento dei costi, la parte speculativa che può avere avuto, determinata dalla brevità della misura”. Si tratta di criticità “che possono essere superate rendendo strutturale la misura stessa”, ha concluso Bonifati.

 

Mentre vicepresidente al centro studi di Ance Roma-Acer, Lorenzo Sette, la parola d’ordine è snellire. Il Superbonus “si può cambiare, innanzitutto, non facendo continui cambi normativi come avvenuto fino a oggi, perché abbiamo avuto 18 cambi normativi, e facendo una legge un po’ più lineare, un po’ più chiara e sicuramente cercando di snellire le procedure per la gestione dei crediti, che sono una parte fondamentale”.

“Noi come sistema – ha aggiunto il vicepresidente del centro studi di Ance Roma-Acer – abbiamo anche accettato di buon grado la proposta di portare dal 110 al 90 per cento da parte del governo. Va benissimo, così interverranno nelle spese anche i proprietari immobiliari. Però la parte fondamentale e necessaria affinché questo sistema funzioni per rinnovare il patrimonio edilizio italiano, è che si sia più veloci nello smaltimento dei crediti, altrimenti rischiamo un fallimento a catena su molte imprese e i 293 Mila occupati in più che abbiamo avuto tra il 2019 e il 2022 nel nostro settore saranno risorse perse e avremo un aumento del reddito di cittadinanza”, ha concluso Sette.

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