Elezione diretta sindaci: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Raggi e Gualtieri

Nel 1993 entra in vigore la legge che prevede che la scelta dei primi cittadini avvenga attraverso le urne e non in seno ai consigli comunali

FRANCESCO RUTELLI, IL SINDACO DEL GIUBILEO

Francesco Rutelli, nato a Roma il 14 giugno 1954, è il primo sindaco eletto direttamente dai cittadini. Nel 1993, infatti, entra in vigore la legge n.81 del 25 marzo dello stesso anno, che prevede che la scelta dei primi cittadini avvenga attraverso le urne e non in seno ai consigli comunali,  con il che si assicura maggiore stabilità alle amministrazioni locali e maggiore coesione tra le maggioranze perché la sorte delle assemblee comunali è legata a quella del sindaco, ovvero se questi cade, decade anche il consiglio comunale.

Rutelli, in gioventù radicale (divenne anche segretario nazionale del partito di Pannella), nelle elezioni politiche del 1983, a 29 anni, fu eletto deputato e riconfermato nel 1987. Nel 1989 ha fondato la formazione ecologista e progressista “Verdi Arcobaleno” ed è tornato alla Camera nel 1992, dove è stato capogruppo dei Verdi. Per un solo giorno, 28 aprile 1993,  è stato anche ministro dell’Ambiente e delle Aree urbane nel governo Ciampi, carica lasciata immediatamente in segno di protesta contro il voto della Camera che aveva negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi (mani pulite).

Candidato per il centrosinistra alla carica di sindaco, Rutelli sconfisse Gianfranco Fini, leader del Msi-Dn, nel voto di ballottaggio dopo una dura battaglia elettorale (53,11% dei voti). E l’azione della sua amministrazione fu premiata dai romani che nelle elezioni del 1997 lo riconfermarono con il 60,4% dei voti. Molte le opere realizzate durante gli otto anni di guida del Campidoglio. Si va dall’approvazione della variante al piano regolatore a tutela di parchi e spazi verdi al rilancio degli scavi nell’area dei Fori Imperiali. Dal “programma centopiazze”, che ha interessato tra l’altro il restauro di Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e Scalinata di Trinità dei Monti, Piazza Vittorio e Piazza dei Cinquecento, alla realizzazione della terza corsia della Roma-Fiumicino e di oltre due terzi del GRA.

Rutelli è stato poi anche il sindaco del Giubileo del 2000 del quale ha curato la preparazione e lo svolgimento in qualità di Commissario straordinario nominato dal governo Prodi. Sotto la sua gestione furono poi avviate la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica al Villaggio Olimpico, del nuovo Museo all’Ara Pacis, della Galleria Giovanni XXIII e della famosa “Nuvola” all’Eur. Sempre negli anni di suo governo furono realizzate la privatizzazione della Centrale del Latte e la quotazione in borsa dell’Acea. Il sindaco poi avviò un duro piano di risanamento del gravoso debito dell’Atac.

Come ad altri sindaci, anche a Rutelli fu dato un soprannome, quello di”Cicciobello”, coniato negli anni ottanta dall’allora presidente del Senato, Francesco Cossiga.

WALTER VELTRONI, IL SINDACO CINEFILO

Il testimone di Francesco Rutelli è stato raccolto, dal 1 giugno 2001 al 13 febbraio 2008, da Walter Veltroni (Roma, 3 luglio 1955). Dirigente di partito formatosi nelle file della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), ma “non comunista” (in una sua dichiarazione del 1995 affermò che “si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”), Il nuovo sindaco, che ha ricoperto la carica per quasi sette anni vincendo due elezioni amministrative – nel 2001 battendo con il 52% dei voti l’attuale vicepresidente di Fi, Antonio Tajani, candidato del centrodestra e nel 2006 confermato al Campidoglio con il 61,45% dei consensi contro il suo sfidante della Casa delle Libertà, Gianni Alemanno (An) – ha da subito manifestato il suo amore per il cinema, sia a livello scolastico (si è diplomato presso l’Istituto Cine-Tv Rossellini) sia nella sua vita pubblica e privata (si deve soprattutto a lui la fondazione dell’attuale Festa del Cinema, che si tiene ogni anno a Roma in autunno, nata nel 2006 come Festival cinematografico internazionale).

Il suo settennato alla guida della Capitale è stato contrassegnato da una intensa attività. Le sue giunte, infatti, hanno approvato, tra l’altro, il nuovo Piano regolatore che non è stato esente da critiche, secondo le quali attraverso questo strumento, è stato effettuato una vero “sacco urbanistico” che avrebbe permesso ai “palazzinari romani” di costruire circa settanta milioni di metri cubi di cemento per un consumo di territorio di almeno 15 mila ettari. Veltroni ha poi portato a termine i lavori per la realizzazione del nuovo Auditorium al Villaggio Olimpico, avviati da Rutelli.Il sindaco ha poi dato particolare attenzione alle tematiche culturali promuovendo anche iniziative atte a sviluppare il turismo, cresciuto a tal punto da battere il numero dei visitatori della Capitale raggiunto nel 2000, con il grande evento del Giubileo.

Anche il Terzo Mondo – e soprattutto l’Africa – è stato al centro della sua attività di sindaco. Con la collaborazione delle scuole di Roma, ha organizzato vari viaggi di studenti nel “Continente nero” e promosso raccolte di fondi per donare ai Paesi visitati (Mozambico, Ruanda e Malawi) nuove strutture e scuole. Per ciò che concerne lo sport Veltroni ha promosso la costruzione di diversi impianti sportivi e la candidatura della Capitale ad ospitare nel 2020 (sessanta anni dopo le Olimpiadi di Roma) la nuova edizione dei Giochi.

Veltroni non ha portato a termine il suo secondo mandato perché, eletto segretario del Partito Democratico il 27 ottobre del 2007, con la crisi del secondo governo Prodi e con le elezioni politiche anticipate fissate per il 13 e 14 aprile del 2008, si dimise il 13 febbraio per poter guidare il Pd nella campagna elettorale . La guida del Campidoglio, in attesa del nuovo voto per le comunali, passò al commissario prefettizio Mario Morcone, in carica dal 26 febbraio al 29 aprile dello stesso anno.

GIANNI ALEMANNO, IL SINDACO DELLA DESTRA

Dopo le esperienze di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, entrambi di centrosinistra, i cittadini romani decidono di cambiare e, nelle elezioni amministrative anticipate del 2008 dovute alle dimissioni di Veltroni, scelgono di guardare a destra ed al suo candidato-sindaco Gianni Alemanno che, nel voto di ballottaggio contro Rutelli (cavallo di ritorno in una ideale staffetta con il suo successore), schierato dal centrosinistra, vinse con il 53,6% dei consensi, grazie anche al voto delle periferie della città che si sentivano tradite, in favore del centro cittadino, dalle precedenti amministrazioni.

Gianni Alemanno, nato a Bari il 3 marzo 1958, giunge a Roma all’età di 12 anni ed entra in politica  giovanissimo militando nelle organizzazioni giovanili del Msi-Dn e divenne, ben presto, segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù. In quegli anni amava girare per la città e le sezioni missine portando la kefiah, copricapo tradizionale arabo ed in particolare dai palestinesi in lotta con gli israeliani.

Prima di conquistare il Campidoglio, Alemanno ha già avuto esperienze politiche di alto livello. Da segretario nazionale del FdG (1988-1991) a consigliere regionale del Lazio (dal 1990 al 1994), a deputato dal 1994 fino alla sua elezione a sindaco nel 2008, a ministro per le Politiche agricole e forestali (dal 2001 al 2006). Il suo primo tentativo di conquistare il Campidoglio è del 2006 ma fu sconfitto da Veltroni. Due anni dopo, però, vinse la sua sfida all’insegna del cambiamento (“Roma cambia” dicevano i suoi manifesti elettorali).

Al primo punto della sua amministrazione il tema della sicurezza, in particolare nelle periferie che lo avevano premiato con il loro voto. Da qui l’intenzione di chiudere i campi nomadi non autorizzati, la nomina di un commissario straordinario per l’immigrazione, la richiesta al Ministero dell’Interno di incrementare di 300 unità le forze dell’ordine per meglio presidiare i quartieri periferici e lintesa con tutte le sigle sindacali della polizia municipale per dotare i vigili urbani (salvo i casi di obiezione di coscienza) di armi da fuoco. In campo urbanistico Alemanno ha dato il via ai lavori per il completamento della nuova Tangenziale Est.

Nel corso del suo mandato, poi, sono stati approvati il “quoziente familiare” e, sul finire del suo quinquennio al Campidoglio, lo Statuto di Roma Capitale. Destò scalpore, poi, la sua denuncia, dopo pochi mesi dal suo insediamento, di un fortissimo indebitamento del Comune ereditato dalla amministrazione Veltroni. Alemanno parlò di 8,1 miliardi di euro, poi ridotti, secondo una stima di una agenzia di rating, a 6,9 miliardi. Sotto la sua amministrazione, infine, è stato dato il via libera al progetto di un Museo della Shoah da realizzare nel parco di Villa Torlonia.

Alemanno prova a fare il bis e si ricandida nelle elezioni comunali del 2013, ma viene sconfitto da Ignazio Marino del Pd.

IGNAZIO MARINO, IL CHIRURGO PRESTATO ALLA POLITICA

Ignazio Marino (Genova, 10 marzo 1955), è un noto chirurgo sceso in politica, nelle fila del Pd, nel 2006 candidandosi per il Senato nel Lazio come indipendente ed eletto a Palazzo Madama. Come Alemanno, da lui sconfitto nelle comunali del 2013, a Roma è giunto giovanissimo, all’età di 14 anni, e nella Capitale ha studiato e cominciato la sua attività  professionale.

Alla candidatura è arrivato dopo aver vinto, clamorosamente e senza l’appoggio della nomenclatura romana del Partito democratico, le primarie del centrosinistra battendo con il 55 per cento delle preferenze due grossi calibri del centrosinistra della politica capitolina: David Sassoli, attualmente presidente del Parlamento Europeo, fermatosi al 27%, e Paolo Gentiloni (15%), già ministro delle Comunicazioni nel governo Prodi II, attualmente Commissario europeo per gli affari economici e monetari dopo essere stato presidente del Consiglio nella scorsa legislatura.

Eletto nel ballottaggio del 9 e 10 giugno 2013 con il 63,9% dei voti, si insedia in Campidoglio il successsivo 12 giugno e forma la sua giunta composta per metà da tecnici e rispettando la parità di genere, scelta subita più che condivisa, dalla sua maggioranza e che renderanno molto travagliata la sua gestione e che lo porta, ai primi di ottobre del 2015, a dimettersi, per poi ripensarci ma fatto decadere a fine mese per le dimissioni della maggioranza dei componenti il Consiglio comunale, tra i quali quelli del Pd.

Molte le iniziative prese da Marino, spesso contestate anche all’interno della sua maggioranza. Tra queste ricordiamo la chiusura della discarica di Malagrotta  (13 settembre 2013) che la Ue aveva intimato di chiudere già dal 2007; l’allontanamento dal centro storico dei camion-bar e la riduzione degli spazi per i venditori ambulanti di souvenir; l’apertura di nuove stazioni della Linea C della metropolitana; la chiusura al traffico privato di via dei Fori Imperiali.

Come detto, il suo mandato è stato caratterizzato da molte polemiche e Marino ha dovuto affrontare una serie di accuse e di polemiche che hanno avuto anche dei risvolti giudiziari. Particolare clamore ha avuto la vicenda degli scontrini,  per il quale il sindaco ha subito dei processi, fino ad arrivare alla Cassazione che lo ha definitivamente assolto perché “il fatto non sussiste”. Sempre durante la sua amministrazione emerge la questione di Mafia Capitale.

Con la decadenza di sindaco e consiglio comunale la gestione a Roma torna commissariale. Ad insediarsi al Campidoglio è il prefetto Francesco Paolo Tronca, che resterà in carica dal 1 novembre 2015 al 22 giugno 2016,  giorno dell’insediamento del nuovo sindaco, Virginia Raggi,  del M5S.

VIRGINIA RAGGI, LA PRIMA DONNA SINDACO

La decadenza della giunta di Ignazio Marino porta, dopo la gestione commissariale di Francesco Paolo Tronca,  ad elezioni amministrative anticipate che si tengono il 5 giugno 2016. Virginia Raggi (M5S), consigliere  comunale uscente e scelta attraverso le primarie pentastellate quale candidato sindaco, sbaraglia il campo anche se deve arrivare al ballottaggio per vincere con un sensazionale 67,15% dei voti contro il rivale Roberto Giachetti (Pd). I grillini ottengono anche la maggioranza assoluta in Consiglio comunale ottenendo 29 consiglieri.  La Raggi, di professione avvocato, si insedia quindi al Campidoglio il 22 giugno. E’ la prima donna che indossa la fascia tricolore di sindaco di Roma.

Nel corso del suo mandato, che dovrebbe concludersi a settembre-ottobre  2021, covid permettendo,  la sindaca pentastellata ha finora affrontato varie traversie, anche giudiziarie (in particolare è stata processata, e assolta dalle accuse di falso ideologico e abuso d’ufficio, per la nomina di Renato Marra, a capo del Dipartimento turismo di Roma. Il fratello di questi, Raffaele, era stato uno stretto collaboratore della Raggi nella prima fase dell’amministrazione grillina,  poi arrestato e condannato per corruzione).

I molti problemi ambientali della Capitale – in particolare in tema di rifiuti e trasporti – sono stati affrontati non sempre con successo. L’affidamento all’AMA, nella prima fase della  sua sindacatura, della gestione dei rifiuti, hanno portato a critiche, anche feroci, alla scelta della Raggi perché la municipalizzata in quel periodo era travolta da scandali giudiziari, con inchieste, arresti e condanne per corruzione e diversi reati ambientali. Inoltre, la chiusura della discarica di Malagrotta ha portato ad una insufficienza degli impianti a disposizione per lo smaltimento dei rifiuti stessi. Anche i trasporti, nonostante gli impegni profusi soprattutto negli anni 2019-2020 con la messa in servizio di nuovi mezzi, non sono decollati e la chiusura del centro storico ai pullman turistici a partire dal 2019 ha portato altre critiche da parte degli operatori del settore.

In tema di sport, da ricordare il ritiro della candidatura di Roma per ospitare i Giochi Olimpici  del 2024 e la vicenda dello stadio della Roma, che è rimasto sulla carta dopo tanti anni dalla sua progettazione.  Nonostante, poi, della maggioranza assoluta in consiglio e di avere una giunta monocolore, tanti sono stati i problemi con il suo gruppo e tanti gli avvicendamenti di assessori.

Comunque,  le critiche e le accuse non hanno fermato la Raggi. La sindaca, infatti,  nel mese di agosto 2020, ha annunciato la sua ricandidatura alla guida del Comune per il prossimo quinquennio, sollevando non poche perplessità anche all’interno del movimento grillino.

ROBERTO GUALTIERI: ROMA E LA CHITARRA LE SUE PASSIONI

Roberto Gualtieri è il nuovo sindaco di Roma del centrosinistra. Alla sua scelta si è addivenuti dopo aver rincorso Nicola Zingaretti, ma il presidente della Regione Lazio ed ex segretario nazionale del Pd ha declinato l’invito a candidarsi. Il suo nome è stato proposto direttamente dal nuovo leader democratico, Enrico Letta, che lo ha sottoposto al giudizio delle primarie del centrosinistra dopo aver fatto ritirare dalla contesa altri eventuali candidati del Pd. E questo soprattutto per evitare una lacerazione tra le correnti del partito che hanno reso quasi impossibile, prima del suo avvento alla segreteria, la gestione del partito sia a livello nazionale che romano.

Come Michetti, Gualtieri è romano ed è nato nel 1966, qualche mese più tardi del suo avversario (il 19 luglio). Laureato in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze storiche presso la Scuola superiore di Studi storici di San Marino. Da giovanissimo in politica, prima nella Fgci e poi nel Pci, ha fatto una brillante carriera parlamentare e ministeriale, prima come eurodeputato (la prima elezione risale al 2009), poi come ministro dell’Economia nel governo Conte-bis e deputato.

Con l’avvento di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha lasciato il Ministero di via XX Settembre e si è messo a disposizione del nuovo corso lettiano del partito. Come detto, per avere l’investitura ufficiale alla sua candidatura a sindaco, ha dovuto affrontare la prova delle primarie, ma la mancanza di altri esponenti del Pd nella consultazione del centrosinistra ha facilitato la sua vittoria con un ampio consenso raccolto sia nei gazebo cittadini che nel voto on-line.

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