Eur spa; il concordato non basta, faro Corte conti

Nel mirino consulenze e emonumenti al cda. E il Campidoglio ancora non sa se uscire dal capitale e l'hotel La Lama non è stato venduto

Qualcosa davvero non torna dalle parti di Eur spa. Perchè se è vero che due anni fa l’ente controllato dal Tesoro e partecipato al 10% dal Campidoglio ha schivato per un soffio il fallimento, vendendo in extremis alcuni immobili all’Inail per 300 milioni, agguantando il concordato preventivo, allora c’è da chiedersi perchè la società affidata alle cure di Roberto Diacetti sia tornata nel mirino della Corte dei conti.

Cose già sentite, visto che sotto la lente dei giudici contabili ci sono le solite consulenze a pioggia, massicci emonumenti e una gestione un po’ troppo disinvolta dell’ente. E poco importa se il bilancio 2015 si sia chiuso in utile per 3 milioni. All’Eur, dice la magistratura contabile che ha appena trasmesso la relazione sull’ente, i conti non tornano.

Per esempio, la spesa per le consulenze è aumentata ne giro di un paio di anni del 229% passando da 850 mila euro a 2,8 milioni. Un incremento che a detta della Corte dei conti sarebbe poco compatibile con “l’attuale situazione finanziaria” dell’ente, che sì grazie alla cessione di alcuni gioielli ha tagliato il maxidebito, il quale però viaggia ancora abbondantemente sui 140 milioni, secondo alcuni calcoli di Repubblica.

Consulenze tra le quali rientra per esempio l’incarico, previsto per legge, in chiave trasparenza affidato mesi fa a Kpmg: per affidare tale servizio l’ente che gestisce il patrimonio immobiliare dell’Eur ha sborsato 157 mila euro. Ancora, sempre in questi ultimi anni Eur spa avrebbe speso 320 mila euro solo per il board e 9 milioni per i quasi 120 dipendenti. Non mancano poi le tante gare indette dall’ente sul fronte della gestione del proprio patrimonio.

Secondo la Corte dei conti la società dovrà ripetere esattamente l’operazione di due anni fa, cioè vendere parte del proprio patrimonio, in attesa che il Campidoglio, come si vocifera, decida se uscire o meno dall’azionariato. In vetrina è già finito per esempio l’hotel La Lama, progettato da Fuksas, ma ancora in cerca di un acquirente.

 

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