Il Recovery Plan con 200 miliardi non è avaro con Roma

La nuova giunta e la Regione chiamati a definire progetti di qualità e con tempi certi. Occorre un orientamento condiviso fra le due istituzioni per il rispetto della tempistica chiesto dalla Ue per il PNRR

Il via libera della Commissione Europea al PNRR ha acceso ulteriormente la campagna elettorale tra i candidati alla poltrona di sindaco della Capitale. Il dibattito si è focalizzato sulle risorse destinate a Roma con una lettura che appare assai riduttiva e soprattutto svincolata rispetto ai vincoli e agli orientamenti contenuti nel Next Generation EU.

Anche alcuni articoli di stampa hanno contribuito ad alimentare un dibattito che rischia di eludere i veri nodi da sciogliere per il rilancio economico e sociale di Roma Capitale. Il grave errore da scongiurare è vedere il Recovery Plan come una marea di denaro per finanziare progetti che non avevano risorse adeguate. La sfida invece è impiegare in tempi certi gli oltre 200 miliardi per realizzare investimenti che rispondano ad una visione di città e di Paese in termini di sostenibilità.

Affermare che il premier Draghi ha penalizzato Roma è fuorviante. La logica della lista della spesa non funziona. Gran parte delle richieste e progetti presentati dall’amministrazione capitolina hanno la principale debolezza nella tempistica. La stella polare del PNRR infatti è finanziare progetti che siano pienamente operativi entro il 2026 e che creino valore aggiunto. In quest’ottica non sorprende che il Recovery Plan individui solo due capitoli: la valorizzazione e il potenziamento di Cinecittà e il progetto di sviluppo del turismo al quale sono destinati 500 milioni.

La nuova giunta dovrà uscire dalla politica di piccolo cabotaggio, dalla logica di progetti e investimenti completamente sganciati da una visione complessiva di medio e lungo termine. Le risorse ci sono nell’ambito delle missioni, dalla rigenerazione urbana alla mobilità sostenibile, dalla digitalizzazione all’economia circolare.

Manca fronte comune tra Roma Capitale e Regione Lazio

Il sistema di governance del PNRR prevede in modo esplicito e sostanziale il coinvolgimento delle amministrazioni locali che dovranno mostrare idee e progetti di qualità per assicurarsi le preziose risorse. La vera partita si sposta quindi all’interno della cabina di regia. Servirebbe coincidenza di vedute e di obiettivi tra Roma Capitale e la Regione Lazio per sfruttare il potenziale del PNRR ma anche delle risorse ordinarie dei trasferimenti agli enti locali e dei fondi di coesione.

Una lacuna del piano è la scarsa chiarezza su come far atterrare sul territorio le risorse e a rendere il meccanismo ancor più problematico è l’assetto istituzionale. Tra le riforme indicate infatti c’è una grave lacuna, il titolo V della Costituzione. Le materie in concorrenza tra Stato e Regioni in 20 anni hanno prodotto ritardi e conflitti di attribuzioni e competenze come ha evidenziato la gestione della stessa pandemia.

Per la rigenerazione urbana, la riqualificazione energetica le competenze si disperdono tra Stato (Sovrintendenza, ministeri interno, ambiente), Regione e Comune con inevitabile trionfo dell’immobilismo. Forse era chiedere troppo in termini politici alla variegata maggioranza parlamentare, ma senza riscrittura del titolo V e un nuovo assetto istituzionale la stessa governance del PNRR rischia di restare paralizzata.

Attrarre i capitali privati

Altro ambito di grande portata è il coinvolgimento del capitale privato. La nuova centralità dello Stato non deve produrre la visione che il futuro del Paese è legato esclusivamente all’intervento pubblico. Per Regione e Roma Capitale la capacità di attrazione di capitali privati è storicamente un elemento di debolezza. Sarà fondamentale una profonda discontinuità e non mancano le opportunità: tra i tanti primati molto spesso ignorati, Roma è ai primi posti in Italia per le start-up innovative e presenta un numero di studenti fuori sede superiore persino a Londra. Due esempi che indicano quanto possa essere preziosa la partnership tra pubblico e privato per sviluppare e attrarre competenze e capitali.

Ma occorre un orientamento condiviso tra Regione e Comune mentre le due amministrazioni sembrano impegnate a differenziarsi, anzi su alcune questioni di particolare rilevanza c’è una aperta contrapposizione e, purtroppo, il PNRR non offre soluzioni rispetto ad alcune questioni decennali. Ad esempio sul tema della rigenerazione urbana la Regione Lazio ha una legge ormai del 2005 ma il Comune di Roma ne contesta alcuni articoli rendendola di fatto inefficace. In termini di visione la Regione sta definendo tre grandi interventi da far rientrare nel Recovery Plan e che riguardano la creazione di un grande Politecnico, la valorizzazione dell’area a sud-ovest della Città fino ai Castelli Romani che rappresenta una delle principali concentrazioni di centri di ricerca in Europa e la candidatura di Roma ad ospitare l’agenzia europea per la ricerca biomedica. Un fronte comune tra Regione e Comune dovrebbe essere scontato ma siamo a Roma…

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