Imprese, se l’Italia fa meglio di Francia e Germania

I risultati del XXI Rapporto Leader del cambiamento: le medie imprese italiane nella quinta rivoluzione industriale di Unioncamere, Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne

photo credit: can roma

Italia meglio di Francia e Germania, se il metro di misura sono le imprese di medie dimensioni. Lo dice il XXI Rapporto Leader del cambiamento: le medie imprese italiane nella quinta rivoluzione industriale di Unioncamere, Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne. Nella produttività le medie imprese manifatturiere italiane non solo hanno risultati migliori di quelle di grandi dimensioni, ma hanno anche superato le loro omologhe francesi o tedesche. Lo dimostra il fatto che negli ultimi anni circa 210 sono passate in mani straniere, un quarto dei quali proprio a questi Paesi.

Un risultato straordinario, si legge nel rapporto, se si pensa che la nostra manifattura nel complesso accusa invece un ritardo del 17,9% rispetto a Francia e Germania. Ma se vogliamo continuare a correre sui sentieri dell’innovazione e dell’internazionalizzazione bisogna mettere mano alla governance.  “Le medie imprese industriali italiane sono la spina dorsale del capitalismo familiare italiano, come dimostra l’esperienza degli ultimi 25 anni. A ragione possono definirsi la locomotiva del nostro sistema imprenditoriale, rappresentando un fattore di resilienza e ammodernamento continuo del sistema produttivo, grazie ad una elevata capacità ad investire nella duplice transizione green e digitale, rispetto alla quale il capitale umano rappresenta l’asset intangibile più importante”, ha spiegato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete.

Non è tutto. Secondo un indicatore di performance, dal 1996 le medie imprese italiane hanno maturato rispetto al Pil un vantaggio del 34,1%, la maggior parte del quale sviluppato dal 2009. Nel confronto con le grandi imprese manifatturiere, nello stesso periodo, le medie hanno registrato migliori performance sotto molti punti di vista: hanno ottenuto una crescita del fatturato più che doppia (+108,8% contro un +64,4%), centrato un maggiore aumento della produttività (+53% rispetto al +38,6%) e garantito una migliore remunerazione del lavoro (+62,4% le medie, +57% le grandi). Si tratta di successi ottenuti con un significativo ampliamento della base occupazionale (+39,8% contro un -12,5%) che ne ha fatto un modello capitalistico inclusivo e partecipativo.

 

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