La prima sfida di Gualtieri si chiama debito

I famosi 12 miliardi ereditati da Virginia Raggi dalle precedenti giunte e ora scaricati in una bad bank finanziata per 200 milioni all’anno dai cittadini romani con un’aliquota Irpef dello 0,9%

Roberto Gualtieri è da tre giorni sindaco di Roma. Non sarà facile per il professore di storia diventato ministro dell’Economia e ora primo cittadino della Capitale, risollevare le sorti di una delle metropoli più complesse al mondo. Al punto che spesso si sottolinea come sia più difficile governare Roma che l’Italia intera. Le sfide, per l’ex ministro appassionato di chitarra, non mancano. A cominciare dal maxi-debito che Roma si porta dietro da decenni.

Il neo sindaco Gualtieri non dovrà più fare i conti con una governance commissariale del debito storico, i famosi 12 miliardi ereditati da Virginia Raggi dalle precedenti giunte e ora scaricati in una bad bank finanziata per 200 milioni all’anno dai cittadini romani con un’aliquota Irpef dello 0,9%, di cui la metà girata proprio per sostenere i costi del debito. Ma Gualtieri ha la sua ricetta. “Come abbassare le tasse ai romani? Abbiamo una addizionale Irpef dello 0,4% aggiuntivo per pagare il servizio del debito. C’è un Commissariamento del debito che può essere rinegoziato. Con un allungamento del servizio del debito e una gestione corretta del Bilancio, possiamo abbassare l’addizionale, in un rapporto positivo con il governo. Dovremo tornare a una Irpef normale, non gravata da una tassa regressiva”.

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