La Regione Lazio a caccia di una nuova casa: 145 milioni per riunire tutti gli uffici in un solo complesso

Il complesso, pensato per oltre 1.650 postazioni di lavoro contro le almeno 1.500 richieste dal bando, non sarebbe solo un contenitore di uffici

Dopo anni di uffici sparsi tra sedi proprie e immobili in affitto, la Regione Lazio prova a voltare pagina. È stata autorizzata una procedura esplorativa pubblica, non vincolante, per individuare a Roma un edificio da acquistare e trasformare nella nuova casa della Giunta regionale: un’operazione che, sulla carta, vale 145 milioni di euro.

Tutto nasce da una determina della direzione regionale Demanio e Patrimonio, adottata lo scorso marzo in attuazione di una delibera di Giunta del 19 febbraio, che si inserisce in un percorso di razionalizzazione delle sedi partito già nel 2013. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre i costi di gestione del patrimonio immobiliare e superare la frammentazione logistica che oggi vede gli uffici regionali dislocati in più punti della città.

Il bando esplorativo ha raccolto sette proposte, ma il vaglio tecnico ne ha bocciate cinque. Delle due rimaste in gara, una – relativa all’immobile di via del Caravaggio 97-111, presentata da Oriental Finance Srl – è stata successivamente esclusa. Resta quindi sul tavolo un’unica proposta concreta: quella di Park Property Europe per l’edificio di via Cristoforo Colombo 142, a poche centinaia di metri (circa 500) dall’attuale sede regionale di via Colombo 212.

Il complesso, pensato per oltre 1.650 postazioni di lavoro contro le almeno 1.500 richieste dal bando, non sarebbe solo un contenitore di uffici. Il progetto prevede infatti una serie di servizi per i dipendenti: un asilo nido, una palestra, una biblioteca, una mensa con terrazza panoramica, un auditorium da 250 posti e persino uno spazio verde interno. Il tutto dovrà essere consegnato “chiavi in mano”, collaudato e a norma, con tempi e costi garantiti fin dalla presentazione dell’offerta attraverso un cronoprogramma vincolante.

Le tempistiche parlano di un possibile trasferimento entro la fine del 2028, a condizione che gli accordi vincolanti vengano sottoscritti entro il 30 luglio 2026. Un’operazione che, spiega la Regione, tiene conto anche dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel mondo del lavoro pubblico: smart working, trasformazione digitale e revisione dei piani di assunzione hanno infatti permesso di ridimensionare il fabbisogno di spazi originariamente stimato, evitando così eccedenze e costi superflui.

Non si tratta comunque di una scelta già fatta. La proposta ritenuta più idonea dovrà prima passare al vaglio della Giunta regionale per le valutazioni politiche, amministrative e finanziarie, e l’eventuale acquisto resterà comunque subordinato al giudizio di congruità del prezzo da parte dell’Agenzia del Demanio, oltre alle necessarie autorizzazioni degli organi di governo. La stessa Regione tiene a precisare che, trattandosi di una procedura solo esplorativa, non comporta al momento alcun impegno di spesa.

Se l’operazione dovesse concretizzarsi, il nuovo polo di via Colombo diventerebbe il fulcro di un progressivo accorpamento: qui confluirebbero non solo gli uffici oggi ospitati nella sede di Camporomano, ma anche quelli di enti e società regionali attualmente sparsi in immobili presi in locazione, con l’obiettivo di concentrare l’intera macchina amministrativa regionale in un unico quadrante a sud-ovest della Capitale.

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