La siccità penalizza l’Italia con gran danno all’economia

No pioggia no raccolti. Campagne che sembrano fatte di polvere e alberi ancora senza foglie. Prima o poi pioverà, certo ma, parte del danno ormai è fatto

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In Italia non piove quasi più. Siamo alla siccità.

La situazione è particolarmente grave al Nord dove – dice Massimo Gargano direttore dell’Anbi -le riserve idriche sono ridotte al minimo e con un’autonomia di non più di un mese. Poca pioggia ma, anche, pochissima neve quest’inverno. Quindi non avremo nemmeno il contributo del disgelo.

A pagarne le conseguenze in modo violento è soprattutto l’agricoltura. Se questa siccità si dovesse prolungare ancora a lungo, i danni alla campagna sarebbero incalcolabili.

Già da tempo si parla di un effetto “desertificazione” per l’Italia. Ma mai avremmo immaginato avvenisse con questa violenza e in tempi tanto brevi. Coldiretti, da parte sua, conferma che la siccità del 2017 è costata 2 miliardi di euro per le colture andate perdute. E i consumatori sanno bene che questo non può che significare un aumento (a volte fraudolento) del costo di frutta e verdura al dettaglio.

I laghi e gli invasi, soprattutto nel Nord e nel Centro, sono al livello di guardia e la crisi idrica si rispecchia fedelmente nel graduale prosciugamento del PO.

Situazione capovolta al Sud dove il maltempo, fin’ora l’ha fatta da padrone.

Al momento la cartina meteo è un trionfo di bel tempo con sole pieno. Qualche nube o velatura ma niente gocce o neve. Solo la temperatura è molto variabile e giorni caldi si alterneranno a giornate ventose. In questi giorni  ci conviene, quindi, tenere a portata di mano sciarpa e piumino!

Le piogge che ci servono, ora, devono essere lunghe, persistenti e non eccessivamente intense. Guai alle bombe d’acqua che invece di penetrare nel terreno, troppo arido, scivolerebbero via, producendo solo forti danni. Grande preoccupazione anche per la semina e coltura del riso che, come si sa, per crescere ha bisogno di grandi quantità di acqua e per un lungo periodo. Tanto che le associazioni di categoria hanno sollecitato gli agricoltori ad anticipare l’irrigazione, e impedire un successivo uso spropositato di acqua.

Certo, prima o poi, pioverà (per ora al Nord) ma saranno precipitazioni non importanti e in gran ritardo per riempire laghi, fiumi, invasi e pozzi. In questi frangenti la “politica” della formica deve essere presa ad esempio da coltivatori e istituzioni: stoccare, in modo adeguato, l’acqua piovana quando c’è.  “Permanendo le attuali condizioni – sottolinea il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi – si prefigura una stagione irrigua 2019 molto complessa, che va affrontata con un’attenta pianificazione della risorsa idrica”.
“Nell’immediata prospettiva – prosegue Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi – non possiamo che ribadire la necessità di cogliere l’opportunità offerta dai Consorzi di bonifica, con la loro progettazione esecutiva, per realizzare ulteriori invasi e trattenere l’acqua piovana, di cui oggi si riesce a conservare solo l’11%”.

E’ anche ipotizzabile che da questi “stravolgimenti climatici” debba, nostro malgrado, nascere una nuova agricoltura. Più consapevole nell’uso e impiego del territorio, più diversificata e con una visione più imprenditoriale.

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