Le Acciaierie di Terni al bivio con l’incognita Thyssen

Il 18 settembre il tavolo al Mise per la cessione della controllata. Ma chi ci sarà? Il rebus Elliott

Settembre sarà un mese decisivo per le acciaierie di Terni. Si terrà il 18 settembre prossimo il summit al ministero dello Sviluppo economico e, salvo sorprese dell’ultima ora, ci sarà almeno un rappresentante tedesco di Thyssenkrupp, proprietaria dello storico stabilimento.

Thyssenkrupp,  sarà a rappresentare la casa madre di Acciai speciali Terni, che il gruppo tedesco vuole cedere in quanto “asset non strategico”, al cospetto del ministro Luigi Di Maio (ammesso che presiederà il tavolo). Del resto il riassetto del management dall’addio del Ceo Heinrich Hiesinger è tuttora in corso. Come di consueto all’incontro prenderanno parte le segreterie nazionali e quelle territoriali delle sigle sindacali metalmeccanici, nonché le istituzioni, quindi Comune di Terni, Provincia e Regione Umbria e, probabilmente, le associazioni di categoria.

Sul tavolo, in prima battuta per ordine di importanza, chiaramente la vendita del sito siderurgico umbro, quantomeno rispetto a tempi e modalità di cessione. Poco altro potrà verosimilmente trapelare, soprattutto se l’iter di alienazione dell’acciairia ternana, nelle forme prettamente tecnico-burocratiche, non è stato ancora avviato dal gruppo Thyssen.

Certo è che un peso massiccio lo avrà in questa fase il governo italiano, sulla strategicità o meno riconosciuta al settore. Il vertice al Mise sarà inoltre l’occasione per fare il punto sull’accordo del 3 dicembre 2014, prossimo alla scadenza (a fine anno). Le parti si confronteranno sugli impegni sottoscritti allora, quelli disattesi, quelli rispettati e quelli in dirittura d’arrivo.

Ma la vera domanda è su chi possa essere il compratore di Ast. Nei giorni scorsi Lettera 43 ha lanciato infatti l’indiscrezione che ci sarebbe l’ex ad di Ast Lucia Morselli fra coloro che tirano governativamente le fila di due vicende, quella delle acciaierie e quella dell’Ilva. Morselli sarebbe una delle più strette consigliere del ministro Di Maio. L’anno scorso la cordata della quale era la pivot (AcciaItalia con Jindal, Cassa depositi e prestiti, Arvedi e Luxottica) perse contro Arcerlor Mittal all’asta per conquistare il gruppo italiano. La manager sessantaduenne è convinta sia che la partita si possa ribaltare, sia che la vecchia cordata possa riscendere in campo. Da quanto si apprende sarebbe una importante consigliera sul dossier Ilva e a lei Di Maio si sarebbe rivolta per chiedere se fosse il caso di interpellare Anac ed Avvocatura dello Stato.

Ma un ruolo forte lo avrebbe anche nella vicenda del sito ternano, visto che da tempo Morselli rappresenta in Italia il Fondo Elliott, cioè uno degli azionisti di Thyssenkrupp che potrebbe avere avuto un ruolo importante nell’operazione di ricambio dei vertici del colosso tedesco. In queste ore, fra l’altro è trapelato l’interesse proprio del fondo americano per il sito di Terni, situazione che da tempo i sindacati stanno cercando di osteggiare. Anche per questo – e per il passato recente di Morselli a Terni, protagonista della difficile era delle uscite incentivate – monta la preoccupazione.

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