Le imprese del Lazio fanno i conti con la guerra in Ucraina

L'export laziale è abbastanza esposto alla Russia, ma l'impatto delle sanzioni non dovrebbe essere devastante

Military or police photo

Il prezzo della guerra per le imprese del Lazio è tutto in una cifra: quasi un miliardo di euro di beni e servizi che il Lazio acquista dalla Russia e che oggi sono appesi all’evoluzione drammatica del conflitto. I calcoli sono quelli di Unindustria, l’associazione delle imprese laziali. Nel 2019 le vendite di prodotti farmaceutici alla Russia hanno raggiungo i 313 milioni di euro, per poi scendere a 213 milioni alla fine del 2020. Altro settore particolarmente esposto è quello degli aeromobili e dei veicoli spaziali che a fine 2020 ha registrato esportazioni verso la Russia per 185 milioni di euro, seguito da macchinari e apparecchiature con un export di 30 milioni.

Il tutto mentre gli industriali del Lazio si sono riuniti lontano dai riflettori, martedì scorso per un confronto a porte chiuse. Erano in quattrocento, ed il clima nelle imprese che ne è emerso è apparso di fiducia nel futuro, prevalente sulle preoccupazioni che non possono mancare per nuove pesanti sfide, per la sensazione – ora anche con la guerra in Ucraina – che sembra non esserci tregua: non si riesce a liberarsi da un’emergenza che se ne sommano altre.

Un certo ottimismo c’è anche a livello nazionale, sempre in ambito Confindustria. L’impatto delle misure adottate dall’Ue “è complessivamente modesto” sull’export italiano. Il blocco all’export riguarda 321 milioni di euro di vendite italiane in Russia nel 2021, pari al 4,2% dell’export italiano in Russia e allo 0,06% dell`export totale dell’Italia nel mondo. Questo emerge da un report del Centro Studi di Confindustria. L’importanza del mercato russo per i prodotti italiani colpiti dalle sanzioni risultava già in calo nel 2021, in confronto con il triennio precedente quando le vendite ammontavano a 427 milioni di euro in media all’anno.

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