La produzione di Panda è alla fine: FCA la interrompe

Nata nel 1980 la "piccolina" di casa Fiat è una delle auto più amate e vendute nel mondo. Ma la sua produzione ha i giorni ormai contati. Addio Panda?

Sono passati tantissimi anni da quando la risorta Italia si avvicinò alle 4 ruote cominciando a muoversi in massa con la Fiat 500 per poi fare il grande passo e saltare sulla 600, con le portiere rigorosamente ad apertura “controvento”.

E da allora via, tutti in coda, lungo l’Autostrada del Sole su auto sempre diverse, più grandi, più veloci, più esotiche e più costose. Fino ad arrivare alla svolta di quel fatidico 1980 che vede nascere il vero  mito firmato Fiat: la PANDA. Quel gran genio di Giorgetto Giugiaro inventa l’automobilina che attraverso gli anni e le diverse versioni si dimostra capace di invadere e rivoluzionare il mondo.

La Panda è un simbolo dell’Italia. Venduta in milioni di esemplari anche per  quest’anno è stata l’auto più richiesta di tutto il  catalogo Fiat. Ma anche per le belle storie di successo pare obbligata la  triste parola FINE. Con queste premesse sembra inspiegabile la scelta di FCA di interrompere la produzione della Panda, in qualunque versione e con qualunque tipo di alimentazione. La fine della city car più amata dagli italiani (e non solo) è già segnata.

Per il 2020 ci sarà il debutto del nuovo modello mild hybrid (ibrido leggero). Cioè al classico motore a benzina si affiancherà un'”unità” elettrica con batterie ricaricabili o dalla presa di corrente di casa (?) o dalle colonnine pubbliche (ancora pochissime, in verità!). Certo la crescente demonizzazione del diesel e i sempre nuovi divieti possono pesare sulla scelta di FCA. Quindi sparirà sicuramente la Panda diesel, fra i giustificati improperi di chi l’ha appena comperata invogliato da sconti e promozioni molto pubblicizzate. Al suo posto si vedrà nascere “una cosa” a 4 ruote di cui ancora non si sa nulla. Voci informate dicono che la produzione della nuova “cosa/Panda” avverrà completamente in Polonia, lasciando in Italia la realizzazione di modelli di classi superiori.

Insomma FCA confida in un mercato capace e voglioso di spendere sempre di più per lo status symbol/auto. In un momento di contrazione di tutti i mercati, di spread ballerino e di borse tremolanti questa scelta pare davvero un controsenso. Va anche detto che la circolazione nelle aree urbane è sempre più difficile e penalizzata. Non per niente vediamo la nostra Città invasa da microcar, smart, e da qualunque auto possa vantare dimensioni minime. E i tanto vagheggiati Suv, oltre ai costi di gestione esagerati hanno un ingombro difficile da “sistemare” per cui, alla fine si rivelano un impaccio, buoni solo per le gite fuori porta.

Ma il top dell’assurdo è che, proprio, fino a poco tempo fa l’acquisto dell’auto diesel è stato spinto e sostenuto da politiche più che favorevoli. Improvvisamente ora pare che il diesel sia come il diavolo: la causa di tutti i mali, dall’inquinamento, all’effetto serra, fino ai malanni più gravi. Quindi improvviso arriva il cambio di pensiero e di produzione. Via con l’elettrico  a qualunque costo e bando al diesel Belzebù anche se le evidenze scientifiche non sono affatto concordanti.  Scelta molto ma molto a la page e “populista” ma, gestita come e in che misura? Sicuramente un bella pennellata di “verde” ma anche una totale  insufficienza di informazioni sulla fornitura adatta a sopportare e supportare tutto l’elettrico che ci prospera intorno.

Tornando alla Panda, è impossibile per noi discutere le scelte di marketing di FCA, ma di sicuro chi ha la city car di ultima generazione, conoscendone le performance formidabili con qualunque meteo e in qualsiasi situazione del fondo stradale, prima di mollarla a favore della “cosa/Panda/mild” la difenderà con le unghie e con i denti…

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