Raggi-Conte, buona la prima. Sì ai poteri speciali

Prima vera sintonia tra la sindaca e il premier dopo il vertice a Palazzo chigi. Ora Roma avrà più budget e più spazio di manovra sui conti. Ma anche più responsabilità

Tre ore e mezza di faccia a faccia non sono poche. Se però la posta in palio è alta, allora la mini maratona ci sta tutta. Il bottino, nemmeno a dirlo era ricco. Poteri speciali per Roma, dunque più budget, più spazio di manovra sui conti cittadini e più investimenti. Non è poco.

L’incontro di Virginia Raggi con il premier Giuseppe Conte si è concluso da appena un’ora ed  “è andato molto bene: abbiamo chiesto poteri speciali e il fatto che Roma debba avere uno status come tutte le altre Capitali. E abbiamo parlato della possibilità che questo percorso sia affiancato da un comitato di saggi costituzionalisti. Se è arrivato l’ok ai poteri speciali per Roma? Assolutamente sì”, ha annunciato la Raggi. E a sentire ambienti vicini alla sindaca, l’euforia in Campidoglio è grande. Perché contrariamente al premier precedente, Conte sembra aver sbloccato la situazione. Di che si tratta?

Primo: portare a casa i decreti attuativi della vecchia riforma su Roma Capitale datata giunta Alemanno e governo Berlusconi, con risorse adeguate alla Capitale per le funzioni che svolge. Secondo, ampliare i poteri della Città Eterna, ad esempio sul fronte dei trasporti. Terzo, più di lungo periodo rivederne l’assetto istituzionale. Sull’entità dei fondi che potrebbero essere richiesti dal Campidoglio allo Stato a Palazzo Senatorio nessuno si sbilancia. Ed anzi a più riprese Raggi ha di recente sottolineato di non voler affatto batter cassa. Ma resta agli atti una passata dichiarazione della sindaca che, rivolta al precedente esecutivo, quantificava in 1,8 miliardi le risorse extra necessarie per finanziare gli interventi inseriti nella cosiddetta Agenda per Roma.

In altre parole, l’obiettivo è dare a Roma gli stessi strumenti amministrativi – e lo stesso portafoglio, in proporzione – di Parigi, Berlino e Londra. Per far sì che la Città Eterna non sia più un comune con gli stessi poteri degli altri ottomila sparpagliati lungo lo Stivale.

Attenzione però, perchè più poteri per la Raggi vuol dire anche più responsabilità. Se si sbaglia, insomma, non c’è appello. Ma oggi, solo per oggi, c’è da mettere agli atti una prima vera assonanza tra la sindaca e il governo di cui il suo movimento è co-azionsta insieme alla Lega. “Non sono venuta con la lista della spesa”, ha spiegato Raggi, “abbiamo parlato però di sviluppo e della possibilità di istituire una sorta di cabina di regia permanente, una sorta di Fabbrica Roma in diretto contatto con il Governo e all’interno della quale concertare progetti di sviluppo tra noi, l’esecutivo e i player su Roma”. Ancora. Con Conte “abbiamo parlato chiaramente anche del bando periferie. Roma sta svolgendo un ruolo di interlocuzione importante e sono certa che si troverà presto una soluzione”. Raggi ha poi raccontato di aver suggerito “sulle politiche dell’abitare misura per introdurre Imu e Tasi su case sfitte e invendute, sia una misura interessante per sconfigge la piaga degli affitti in nero”. Come a dire, buona la prima.

 

 

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