Roma 2021: ancora un 30% di indecisi, scendono in campo i grandi dei partiti

Da Di Maio a Salvini passando per la Meloni

A poco più di venti giorni dal voto per le elezioni amministrative a Roma ci sarebbe ancora un 30 per cento di cittadini che nei sondaggi si dichiarano indecisi.

I sondaggisti tirano le somme di una situazione che, a parte la conferma del candidato del centrodestra, Enrico Michetti, dato in testa in tutte le rilevazioni, appare incerta per quanto riguarda lo sfidante al ballottaggio: effetto di un elettorato progressista che si sta dividendo tra il candidato del centrosinistra, Roberto Gualtieri, la sindaca uscente del Movimento 5 stelle, Virginia Raggi, e il candidato a sindaco di Azione, Carlo Calenda.

Così, provano a dare una smossa agli incerti, i vertici dei partiti.

Il ministro degli Esteri del M5s, Luigi Di Maio, si è presentato a Ostia. “Raggi è una gladiatrice”, ha detto. L’ex del M5s, Alessandro Di Battista, l’ha accompagnata alla presentazione di una lista: “Merita un secondo mandato e Roma meriterebbe un suo secondo mandato”, ha sottolineato.

Giorgia Meloni è intervenuta alla presentazione delle liste di Fratelli d’Italia: “Abbiamo messo in campo un candidato di livello” e “avremmo potuto puntare su una persona conosciuta e farla diventare capace – ha detto la presidente di Fd’I -, ma noi abbiamo preso una persona capace e la faremo conoscere”, ha spiegato parlando di Enrico Michetti.

Salvini stasera, invece, accompagna il candidato del centrodestra prima alla Camilluccia poi a Ostia.

Sul fronte del centrosinistra il ministro della Salute, Roberto Speranza di Articolo 1, ha scelto la Città dell’Altra economia per dire a Gualtieri: “Conta su di noi, sono sicuro che sarai il prossimo sindaco di Roma”.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, è sbarcato direttamente al comitato elettorale del candidato del centrosinistra per un incontro con i sindaci della Città metropolitana e ha promesso che l’economia locale della Capitale rimonterà poiché “con le nostre amministrazioni di Rutelli e Veltroni, questa città cresceva al 7 per cento l’anno”. Carlo Calenda di Azione ha portato in piazza Emma Bonino di Più Europa: “Mi auguro di dare un contributo a una città in cui non sono nata ma che amo moltissimo”, ha detto la fondatrice del partito.

La mobilitazione dei vertici dei partiti, tuttavia, non è sufficiente a spazzare via le polemiche di una campagna elettorale insolita, giocata molto sui social network per dar la caccia più che ai problemi della città a quelli dell’avversario.

Dalle liste di Michetti sono venuti fuori diversi candidati che mettono a disagio l’aspirante sindaco, a partire dall’ex grillina del Municipio XII con posizioni no vax e antisemite, Francesca Benevento, fino a persone transitate da Casapound alla Lega nei Municipi. Michetti ha frenato e invitato coloro che non rigettano antisemitismo e razzismo a farsi da parte “con piena diffida all’utilizzo del simbolo”. A

Altra bufera il caso del Museo della Shoah: ha visto protagonisti Raggi e Gualtieri. La sindaca del M5s ha annunciato la posa della prima pietra, prim’ancora dell’annuncio lo sfidante del centrosinistra aveva additato l’eventualità come uno “spot elettorale” e, alla fine, è intervenuta anche la comunità ebraica di Roma: ha fatto sapere che non interverrà alla cerimonia.

C’è poi il tema, sempre verde, delle responsabilità sui rifiuti di Roma. L’ultimo atto del Tar ha dato ragione alla Regione Lazio e il Campidoglio potrebbe essere commissariato. “Il Tar boccia l’inadempienza dell’amministrazione”, ha detto Gualtieri. “Dica dove vuole fare la discarica voluta da Zingaretti”, ha replicato Raggi.

Una sorta di terzo tempo, però, è andato in scena comunque quando i candidati si sono incontrati alla Fit Cisl del Lazio per un confronto a distanza. È durato poco. Calenda ha fatto il baciamano a Raggi e ha salutato amichevolmente con il pugno, al posto della stretta di mano, Gualtieri. Tempo totale: 45 minuti, 15 a testa dal palco per parlare di trasporti e rifiuti. Poi il dibattito ha di nuovo ceduto allo scontro politico. Michetti ha abbandonato il confronto, ancora una volta, per un impegno con i lavoratori Atac. Gli sfidanti hanno puntato il dito. E dietro il dito, come sempre, c’era e c’è una luna: non è soltanto quella del 30 per cento di indecisi, ma quella di oltre un milione di persone che vivono nelle periferie, a ridosso del Gra, e che dai bar stanno guardando con benevola rassegnazione alla nuova sfilata dei candidati nei quartieri. Qualcuno, più di uno, non sa neanche quando si vota, ma ognuno sa benissimo con quali disagi fa a pugni da decenni.

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