Roma 2021/ Due mesi al voto, corsa a 4 tra rifiuti e periferie

La partita è aperta, è bastato un confronto per accenderla. A settembre è atteso l'ingresso nella competizione anche dei leader nazionali dei partiti. 

Tra due mesi esatti, il 3 e 4 ottobre, si votera’ per scegliere il nuovo sindaco di Roma. E’ l’appuntamento elettorale piu’ atteso di una ricca tornata di amministrative che comprende Milano, Torino, Napoli e Bologna. La partita per il Campidoglio e’ una corsa a quattro tra la sindaca uscente Virginia Raggi, il civico Carlo Calenda, Roberto Gualtieri per il centrosinistra ed Enrico Michetti per il centrodestra.

Completano il quadro delle candidature Andrea Bernaudo per i Liberisti Italiani e Rosario Trefiletti per l’Italia dei Valori.

La campagna elettorale e’ entrata nel vivo la scorsa settimana, con il primo confronto a 4 tra gli sfidanti, che ha ribadito l’impressione di una partita aperta senza vincitori scontati. L’unica certezza – sulla base delle tornate elettorali degli ultimi decenni – e’ che alcune delle periferie piu’ difficili determinano spesso l’esito del voto. Quelle che vivono piu’ intensamente i disagi legati ai trasporti carenti e al ciclo non autosufficiente di raccolta e smaltimento dei rifiuti. I sondaggi dicono che Michetti e’ in testa, trainato dal voto di lista, seguito da Gualtieri, Raggi e Calenda. Ma nel confronto ha avuto la peggio il candidato di centrodestra, che ha lasciato il palco in anticipo mentre la dialettica tra i rivali saliva di tono. Da giorni si susseguono voci di malumori nella coalizione, soprattutto in Fd e Lega, per un candidato apparso debole e ancorato alla retorica sui fasti dell’impero romano. Oggi, intervistato dal Corriere della Sera, l’avvocato ha replicato: “Se ci sono mugugni riguardano forse dinamiche nazionali. Non certo le elezioni amministrative, dove siamo uniti e compatti”. Da Fdi trapela irritazione per quello che alcuni esponenti ritengono uno scarso impegno della Lega nelle iniziative elettorali. Una prima mossa del Carroccio e’ arrivata con l’indicazione di Simonetta Matone, candidata prosindaco, come capolista.

In attesa dello sprint finale della campagna, a settembre, candidati e staff si interrogano sulle possibili alchimie elettorali, che potrebbero determinare l’esito del voto. Varie fonti, all’interno dei diversi schieramenti, propongono un ragionamento analogo: se Carlo Calenda, ormai in pista da 10 mesi, riuscisse a strappare voti sia a sinistra sia a destra potrebbe stoppare la corsa di Gualtieri e regalare maggiori chance per il ballottaggio alla Raggi. Mentre in caso di secondo turno tra Michetti e Gualtieri, il secondo potrebbe beneficiare di un ‘travaso’ di voti da M5s e Calenda. L’ex ministro dell’Economia Pd si propone come figura autorevole, capace di rilanciare la citta’ tra fondi Recovery, impianti per il trattamento dei rifiuti ed una programmazione capace di volare piu’ alto della semplice manutenzione urbana. L’incognita riguarda il consenso che riuscira’ a strappare nelle periferie. Anche per questo Gualtieri da due settimane spende la domenica a fare volantinaggio direttamente tra gli ombrelloni sul litorale di Ostia.

La Raggi, dopo 5 anni complicati, chiede una conferma per portare avanti i progetti lanciati in questi anni, a partire da quelli di mobilita’ sui fondi Recovery, il Giubileo 20205 e la candidatura per Expo2030. Finora piu’ che sul simbolo M5s, la sindaca ha puntato molto sulla civica a suo nome, che schierera’ esponenti della societa’ civile legati ai temi della legalita’ e della ricerca. Calenda finora e’ stato il piu’ pungente nell’interlocuzione con rivali, forse nella necessita’ di compensare una corsa civica con il sostegno della sola Azione e di Italia Viva. L’ex ministro dello Sviluppo Economico propone la messa a bando del servizio di trasporto pubblico, l’area di Pietralata come sito per lo stadio dell’As Roma e la realizzazione di una bioraffineria per lo smaltimento dei rifiuti. La partita e’ aperta, e’ bastato un confronto per accenderla. A settembre e’ atteso l’ingresso nella competizione anche dei leader nazionali dei partiti.

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