Roma e le metro continuamente out: possibili ipotesi del disastro

Dal lascito della Raggi all’organizzazione delle officine. Stampa, web e politica si interrogano sullo stato del trasporto a Roma

In questi primi mesi di gestione targata Roberto Gualtieri, le metropolitane di Roma sono state un disastro. L’ennesimo episodio grave risale a ieri, quando la Metro B1 è stata fermata dalla municipalizzata ai trasporti della Capitale per indisponibilità di treni. La stessa dinamica era accaduta il giorno precedente.

E questa è la cronaca. Ma andando più in profondità, osservatori, giornali e utenti si interrogano ormai sulle regioni di un tracollo del trasporto su ferro di Roma che era inimmaginabile fino a qualche mese fa. L’attuale primo cittadino del Partito Democratico è alla guida del Campidoglio da pochi mesi e imputare in toto alla sua giunta i disagi del tpl romano sarebbe paradossale; ma Gualtieri è anche il responsabile politico di ciò che accade nella Capitale ed è da lì che devono arrivare le risposte ad una crisi che appare come drammatica.

Le prime risposte arrivate dal Campidoglio hanno puntato il dito contro la precedente amministrazione: Virginia Raggi e la sua giunta, questo è il succo del discorso, hanno lasciato un’eredità disastrosa anche sui trasporti.

Altre rispostegiungono da utenti e osservatori che tentano di ricostruire una tela dov’è complesso individuare precise responsabilità e colpe.

La Capitale ha poco più di trenta treni che dovrebbero circolare sulla linea B e B1, ma da settimane il numero si è ridotto a 13. Il che ha portato Atac ha valutare due possibili ipotesi: la chiusura della B1 per potenziare la B o il mantenimento di entrambe le linee ma con tempi di attesa nettamente superiori rispetto alla norma.

Come riporta Repubblica e il Messaggero, però, ci sarebbe un’altra questione spinosa che l’attuale assessore ai Trasporti di Roberto Gualtieri ha sottoposto alla municipalizzata: l’efficienza e l’organizzazione delle officine.

In una lettera che Eugenio Patané avrebbe inviato ad Atac, infatti, si chiede conto di due motrici che sarebbero ferme in officina e che potrebbero alleggerire notevolmente il carico. Così come delle ragioni che farebbero risultare solo 3 operai addetti al tornio, a fronte di altri 10 lavoratori che sarebbero in grado di lavorare il macchinario.

Altre questioni della lettera riguarderebbero i bonus che spettano ai meccanici di Atac ed è attesa a stretto giro una replica della municipalizzata.

Il web, poi, è da mesi in fermento e testimonia quotidianamente con tweet e foto la rappresentazione visiva – e vissuta – del disagio.

La ricerca del colpevole sui disastri del trasporto capitolino sembra essere solo all’inizio.

 

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