Smart working, il rebus di quegli uffici vuoti

Due anni di pandemia hanno riscritto il lavoro e il modo di lavorare. E così, a Roma, interi palazzi direzionali, sono rimasti vuoti

Dove una volta c’erano dipendenti, rumore di tastiere, odore di caffè, ora c’è solo silenzio e luci spente. Due anni di pandemia hanno riscritto il lavoro e il modo di lavorare. E così, a Roma, soprattutto la zona sud, interi palazzi direzionali, sono rimasti vuoti. Si lavora da casa, anche perché l’energia costa cara e allora forse non vale la pena di accendere quel riscaldamento, quella luce o quel condizionatore.

I numeri non mentono. Il 58% circa delle aziende ha dichiarato che “stanno trovando difficoltà ad assumere, o trattenere i dipendenti, se non viene garantitolo lo smart working“, mentre “oltre l’88% ha confermato che dopo la data del 30 giugno continuerà la possibilità di lavorare in smart working e da remoto, contro l’11% che ha espresso un’intenzione contraria”.

Lo si legge in un’indagine condotta dall’Aidp (Associazione Italiana per la direzione del personale) a cui hanno risposto circa 850 tra professionisti e imprese. La prospettiva, recita il testo, “è il lavoro ibrido tra modalità in presenza e da remoto: il 38% delle aziende, infatti, ha affermato che i dipendenti potranno lavorare da remoto almeno 2 giorni a settimana e il 14% almeno 1 giorno a settimana. Negli altri casi, con percentuali minori, si va da 3 ai 5 giorni fino ad una presenza di un solo giorno al mese”.

E allora, che fare con gli uffici rimasti deserti? Di opportunità ce ne sarebbero: questi stabili potrebbero rispondere in parte alla cosiddetta emergenza abitativa, ossia quelle situazioni di disagio sociale o sanitario con ordinanze di sgombero per tutela della salute pubblica o grave pericolo di incolumità personale e quelle riguardanti procedimenti di sfratto esecutivo di nuclei familiari socialmente ed economicamente deboli. Come potrebbero essere preziosi per diventare case-famiglia e comunità di tipo famigliare e di accoglienza a coloro che si trovano in difficoltà.

Meno male che, con la fine dello stato di emergenza, il 31 marzo, i dipendenti capitolini sono rientrati in ufficio. Al Comune di Roma addio allo smart working per la metà dei lavoratori così come previsto durante l’emergenza pandemica: la modalità di lavoro a distanza non verrà completamente abbandonata ma sarà stabilita una percentuale intermedia tra il 50% e il 15% previsto dalla normativa non emergenziale. E’ quanto emerso dalla Commissione Roma Capitale Statuto e Innovazione Tecnologica che ha discusso proprio del lavoro agile all’interno della macchina amministrativa di Roma Capitale.

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