Romani e laziali pagano le tasse più alte d’Italia

"Ci aspettiamo che il Comune elimini la maggiorazione dello 0,4% legata al debito storico, ora estinto", dichiara Natale Di Cola, segretario della Cgil

Dieci miliardi di euro in dieci anni. È quanto i cittadini di Roma e del Lazio hanno versato in addizionali Irpef — le imposte locali che si sommano a quelle nazionali, prelevate direttamente da stipendi e pensioni — per ripianare i debiti accumulati dal Comune e dalla Regione. A elaborare i dati del ministero delle Finanze è la Cgil Roma e Lazio, che ora chiede alle due amministrazioni di mantenere la promessa: i debiti sono estinti, è tempo di restituire qualcosa ai contribuenti.

L’analisi fotografa una tendenza diffusa: sempre più comuni pretendono il massimo consentito per legge, pari allo 0,8% del reddito. Roma fa eccezione al rialzo, con un’aliquota dello 0,9%: lo 0,5% finanzia il bilancio ordinario, lo 0,4% era destinato alla gestione del debito storico. Percentuali che sembrano irrisorie, ma non lo sono: un lavoratore con un reddito di 25mila euro l’anno versa 225 euro solo di addizionale comunale.

Questa sovraimposta è invariata dal 2011, eppure il gettito è cresciuto nel tempo. Il motivo è semplice: gli stipendi sono aumentati sulla carta, e chi guadagnava 25mila euro ora ne percepisce 30mila, ritrovandosi a pagare 270 euro invece di 225. In teoria starebbe meglio, ma nella pratica l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto reale, rendendo quegli aumenti in gran parte illusori. Nel 2024 Roma ha incassato quasi 491 milioni di euro di addizionale comunale, con un contributo medio per contribuente di circa 361 euro — erano 339 nel 2021.

A queste si aggiungono le imposte regionali. L’addizionale Irpef del Lazio è la più alta d’Italia, costruita negli anni per coprire un debito sanitario imponente. Oltre alle aliquote minime di legge, sono scattate due maggiorazioni: nel 2013 uno 0,5% aggiuntivo su tutti gli scaglioni di reddito, e dal 2015 un ulteriore 1,6% per chi supera i 15mila euro annui.

“Ci aspettiamo che il Comune elimini la maggiorazione dello 0,4% legata al debito storico, ora estinto”, dichiara Natale Di Cola, segretario della Cgil. “Allo stesso modo, la Regione deve procedere alla riduzione progressiva dello 0,5% e dell’aliquota dell’1,6%. L’obiettivo è restituire almeno 250 euro a chi vive di salario e pensione.”

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