Pannelli solari sui capannoni, acqua riutilizzata e meno prelievi dalla falda: è la ricetta del Master Plan presentato oggi a Roma per rilanciare la Tiburtina Valley, uno dei principali poli produttivi della Capitale.
Il numero più eloquente riguarda il fotovoltaico. Oggi nel distretto ci sono circa 10,5 MW installati su 77 edifici, ma i tetti dei capannoni potrebbero ospitare oltre 156 MW, per quasi 200 GWh di produzione annua. Con accumuli, servizi di flessibilità (programma RomeFlex di Areti), condivisione dell’energia ed elettrificazione dei consumi termici, secondo lo studio le imprese potrebbero ridurre la spesa energetica tra il 20 e il 40%, a seconda delle caratteristiche aziendali e degli interventi, recuperando l’investimento in un periodo che va da tre a otto anni.
Il piano affronta anche l’acqua, nodo critico per le imprese. Sono già partiti, con Acea Ato 2, i lavori per il potenziamento del depuratore di Settecamini, la nuova rete fognaria dell’area industriale e il riuso delle acque depurate per usi compatibili. L’obiettivo è garantire alle aziende approvvigionamenti più sicuri e programmabili, riducendo l’uso dei pozzi.
Il lavoro è frutto del progetto europeo “Net Zero Districts”, che coinvolge anche Prato, Parma e Bergamo, ed è stato sviluppato con Unindustria, Acea e Areti. Il presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo ha ricordato che nell’area convivono manifattura avanzata, aerospazio e difesa, ICT, logistica e agroindustria, e ha indicato come prospettive il Rome Technopole e un possibile nodo di calcolo ad alte prestazioni con CINECA. Per il sindaco Roberto Gualtieri il progetto dimostra che “sostenibilità e competitività possono procedere insieme”.
Sul territorio sono previsti anche nuovi alberi, depaving e pavimentazioni drenanti contro le isole di calore lungo l’asse Tiburtino.