Tim, tra spin off e riassetto fino a 6.000 esuberi

Nel giorno del piano industriale, arrivano le prime cifre sicure. Saranno circa 5.000-6.000 le persone previste in uscita da qui al 2024

Allarme esuberi in Tim. Nel giorno del piano industriale, arrivano le prime cifre sicure. Saranno “circa 5.000-6.000 le persone” previste in uscita da qui al 2024. Lo ha detto l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, durante la conferenza stampa sul Piano, riferendosi agli eventuali esuberi del gruppo. “C’e’ un problema oggettivo di mercato” per la mancanza di manodopera per i lavori del piano nazionale di ripresa e resilienza ma “siamo un’azienda meno esposta a questo tipo di problema”.

E saranno 15mila al 2030 i dipendenti di Tim che faranno capo alla NetCo dagli attuali 21.400, come prevede il piano presentato dallo stesso Labriola con il superamento dell’integrazione verticale e la siddivisione in 4 unità. Nel dettaglio, i dipendenti di Tim Consumer (14mila nel 2021) scenderanno al 2026 a 11mila mentre quelli di Enterprise al 2030 saranno intorno a 5.500 (5.300 nel 2021 e 6000 attesi al 2025). In totale al 2030 è dunque atteso un calo di 9mila dipendenti.

E Roma? Anche qui potrebbero essere dolori. A Roma e provincia a rischio dunque oltre 2mila lavoratori, stando alle cifre dei sindacati: un numero destinato a crescere visto che nella Capitale, oltre alla parte tecnica e operativa più facilmente ricollocabile, c’è tutta quella manageriale. Lo spezzatino, ovvero la separazione della parte servizi da quella della rete di Tim fa tremare anche l’indotto.

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