Tor Bella Monaca: una concentrazione esplosiva di disagio sociale e di giovani

La macchina amministrativa del VI Municipio è sottodimensionata rispetto a un territorio che ha la popolazione di una città come Verona

Emiliano Sbaraglia è un insegnante che ha deciso di restare a Tor Bella Monaca a fare il suo lavoro: “Sono andato a scuola anche il giorno degli arresti a maggio, anche se era il mio giorno libero. Occorre una presenza doppia con questi studenti. Immaginati cosa vuol dire svegliarti a tredici anni e trovarti un elicottero che volteggia all’altezza della tua finestra, a cinque metri dal tuo letto”.

Da diversi anni Emiliano Sbaraglia, insegnante elementare a Tor Bella Monica,  coordina un progetto che si chiama Fair play: una serie di incontri sui valori civici ispirati allo sport a cui poi seguono delle partite di calcio o pallavolo. “Si tratta – racconta a Christian Raimo in un articolo del settimanale ‘’Internazionale’’ – di ascoltare i ragazzi e di allungare il più possibile il tempo che possono passare a scuola. È lo stesso che chiedo ai miei colleghi: di stare anche solo un’ora in più, perché può fare la differenza”.

Ci sono carenze ancora più organiche che riguardano l’infrastruttura scolastica di Tor Bella Monaca, e hanno a che fare con l’amministrazione della città. In un lungo articolo per l’associazione ‘’Roma ricerca Roma’’, Giulio Cederna fa un quadro desolante del sesto municipio, al cui centro c’è Tor Bella Monaca, mettendo in luce cosa ha prodotto il gigantesco deficit dell’amministrazione locale: “Il VI municipio è un caso interessante per chi voglia studiare i cortocircuiti della macchina capitolina. Più esteso di Firenze, una popolazione comparabile a quella di Verona (256mila abitanti)”.

Il reddito medio delle famiglie due volte e mezzo più basso di quello del Comune

Questa città nella città fatta di paesi in continua espansione “è caratterizzata da una concentrazione esplosiva di disagio sociale (il reddito medio delle famiglie è due volte e mezzo più basso di quello del comune) e di giovani: vanta l’età media più bassa (41,9 anni contro la media di 45,9) e la percentuale più elevata di minori 0-14enni (15,8 per cento contro una media del 13 per cento)”. Chi governa il tutto? “Una piccola centralina operativa dal raggio di azione limitato e una scarsa autonomia operativa”, scrive Cederna. “L’assessorato alla scuola, per esempio, ha competenza diretta sulle 21 scuole dell’infanzia comunali, ma deve preoccuparsi anche della manutenzione ordinaria e straordinaria di 35 scuole dell’infanzia statali e di ben 23 istituti comprensivi, per un totale di oltre 130 plessi scolastici. Alla progettazione e manutenzione di questo discreto patrimonio immobiliare è preposto un ufficio tecnico composto da due amministrativi e nove tecnici, che si deve occupare anche di tutte le altre strutture di pertinenza municipale (sedi, centri anziani, biblioteche, eccetera). L’evidente sotto-dimensionamento del personale è solo un corno del dilemma, forse neanche il più importante. L’altro è rappresentato dalla nota mancanza di autonomia operativa del municipio, privo di competenze effettive su urbanistica e patrimonio”.

A questo vuoto si aggiungono deficit generali e storici come la mancanza di un programma nazionale per le scuole di frontiera e un inadeguato sistema dei bandi, che penalizza le scuole dove le competenze progettuali sono più scarse. Ci vorrebbe una politica di lungo respiro, continua Cederna: “Se fossimo in Francia il ministero competente l’avrebbe inserita da tempo in un programma per zone ad alta priorità educativa (…), un programma che riconosce agli insegnanti di queste scuole una doppia indennità, prevede la compresenza in classe di più docenti, la selezione di dirigenti formati e equipe interdisciplinari (psicologi, assistenti sociali, infermieri), una ricca dotazione di attrezzature e dispositivi digitali, e più ore di ricevimento per coinvolgere le famiglie”.

Il progetto di riqualificazione della scuola Melissa Bassi della fondazione Bulgari

Quest’ambizione è l’orizzonte del progetto di riqualificazione della stessa scuola Melissa Bassi, che la fondazione Bulgari ha presentato l’11 giugno al comune di Roma e che prevede due giardini didattici, uno per la scuola dell’infanzia e uno per gli altri cicli, per fare lezione all’aperto, al di là delle restrizioni del covid.

Intorno a questo progetto edilizio ce n’è uno più ampio, intitolato Cresco, che si muove proprio lungo tre assi: lavoro, scuola, occupazione (qui si può ascoltare un primo incontro di presentazione anche con il municipio sesto). La comunità coinvolta nel coprogettare intorno alla scuola questa rigenerazione urbana è stata messa in difficoltà dalla pandemia.

Secondo Piero Vereni, antropologo che insegna a Tor Vergata e anima da anni le attività educative e culturali dell’ex Fienile al centro di Tor Bella Monaca, quello che si impara dal quartiere può servire a capire il resto della città: “Da quando ho cominciato a lavorarci, sia come studioso sia come attivista, mi sono accorto che ciò che manca di più è un’educazione allo spazio condiviso. C’è la madre che magari ha una figlia in una classe complicata, ma si vanta: ‘Io mia figlia non l’ho mai mandata a casa delle compagne di classe’. Oppure c’è chi vive accanto a una piazza di spaccio, ma rivendica: ‘Io chiudo bene il portone di casa e sto a posto’”.

Nel saggio Il centro e la rete, contenuto nella miscellanea Periferia (Donzelli 2020), Vereni non solo descrive come centrale l’autoconfinamento che si verifica a Tor Bella Monaca, con lo spazio condiviso spezzettato in un’infinità di spazi privati; ma sostiene che questa pratica ha ormai generato “un’indisponibilità immaginativa di spazio comune”, sostituita da “una contrapposizione costante di spazio privato e spazio di nessuno, per cui alcune porzioni di spazio pubblico sono privatizzate nell’uso e alcune porzioni dello spazio personale subiscono la pressione espansiva del nulla pubblico, in una crescente contrapposizione tra norma domestica e caos pubblico”.

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