A Roma le periferie sono Città

A Roma “le periferie” sono un concetto enorme. L’immaginario che le riguarda è ancora più vasto della loro reale estensione territoriale. Da Pasolini a “Come un gatto in tangenziale”, c’è una gamma infinita di sfumature e di toni con cui si parla delle periferie, ma negli ultimi anni tutto è diventato sempre più posticcio. Un ricorso massiccio a stereotipizzazioni e banalizzazioni hanno reso il racconto della periferia della Capitale un genere, verosimile, ma grottesco.

Recentemente il programma surreale su Rai2 “Una pezza di Lundini” si è fatto beffe di questa inflazione di racconto con alcuni sketch che giocano sulla retorica della periferia. Si chiama “A piedi scarzi” la finta serie tv in cui l’attrice Emanuela Fanelli spiega che “in periferia romana funziona così, nun’ ci so’ i soldi per comprà le scarpe ai pupi”.

Il binomio Centro-periferia è ormai superato

Anche su cosa sia oggi la periferia, c’è un certo dibattito, diversi sociologi considerano il binomio centro/periferia ormai superato. Di fatto ancora oggi esistono a Roma quartieri dormitorio, senza servizi, con forte economie criminali e situazioni di grave disagio sociale. Tor Bella Monaca, San Basilio, Laurentino 38, Primavalle, Ponte di Nona.

L’elenco è lungo, Roma d’altronde è il comune con la maggiore estensione territoriale di Europa. Luoghi con storie e problemi a volte simili, altre profondamente diversi. Lo spaccio a Tor Bella Monaca e San Basilio, l’assenza di servizi a Ponte di Nona, il degrado degli alloggi popolari e le occupazioni abusive a Primavalle e Nuova Ostia. 

Con gli sventramenti della Roma mussoliniana nacquero le prime periferie

Per parlare di periferie, comunque, bisognerebbe ripartire dalle basi. Da una lettura fondamentale per chiunque desideri capirne qualcosa come “Le borgate del fascismo”, il racconto di come dagli sventramenti della Roma mussoliniana nacquero le prime periferie. Per avere invece almeno una percezione credibile di quel che accade oggi in periferia, bisognerebbe innanzitutto andarci. 

Intanto per averne una prima consapevolezza può essere utile partire da un libro scritto a sei mani da Salvatore Monni, professore di Economia dello Sviluppo all’Università di Roma Tre, dalla ricercatrice Kati Lelo e da Federico Tomassi, dirigente dell’Agenzia delle entrate, intitolato “Le sette Rome”.

I tre economisti hanno raccolto (e continuano a farlo sul loro blog MappaRoma.info) dati su aspettativa di vita, livello d’istruzione, numero di richieste di reddito di cittadinanza e quant’altro usando gli indicatori che gli economisti dello sviluppo usano normalmente per descrivere la situazione delle nazioni. Numeri freddi, ma che offrono buone coordinate di partenza almeno per capire le condizioni socio-economiche e demografiche delle periferie romane. 

 

 

Le periferie scontano tanti problemi e non solo la differenza di reddito

Monni quando parla pubblicamente del suo lavoro ama citare l’incipit di “Una storia di due città” di Charles Dickens. “Erano i tempi migliori, erano i tempi peggiori…”. E sì, perché Roma non è una sola, ma tante città – almeno sette citando il titolo del loro libro – e se i quartieri centrali hanno le caratteristiche delle aree più ricche del nostro paese, le periferie scontano un’infinità di problemi che non sono sintetizzabili solo guardando alle differenze di reddito che, spesso, non bastano a dare la misura del problema.

Uno degli indicatori che i due economisti usano è l’Isu (l’indice dello sviluppo umano) che dal 1990 viene utilizzato dalle Nazioni unite per misurare la qualità della vita dei paesi in una scala da 1(il massimo) a 0 (il minimo). È costruito in modo da fornire sinteticamente un numero che fornisca informazioni non solo sul reddito pro capite, ma anche sull’aspettativa di vita e il livello di alfabetizzazione medio.

Applicato ai municipi della Capitale riesce a dirci con un unico numero quanto sia lunga la distanza tra il municipio più ricco, il II, e quello più povero il VI. Nel municipio dei Parioli e del Flaminio, l’indice dello sviluppo umano è allo 0,82, un livello molto alto, da paese iper sviluppato.

Nel VI, il municipio delle Torri e di borgata Finocchio, lo stesso indice è allo 0,35, un livello estremamente basso. Le periferie, insomma, esistono eccome. Scorrendo le mappe di dati messe a punto da Monni e Tomassi possiamo scendere più nel dettaglio e vedere i problemi dei singoli quartieri.

 

Le mappe di Monni e Tomassi sul livello d’istruzione e i riflessi sull’occupazione

Tra le mappe più indicative ci sono quelle che raccontano il livello d’istruzione. Ai Parioli ci sono otto volte i laureati di una periferia interna al raccordo come Tor Cervara, una differenza molto più grande di quella che c’è a livello di reddito prodotto.

Ma le mappe di Monni e Tomassi sull’istruzione dicono ancora di più. A Santa Maria di Galeria, periferia nord occidentale, c’è un record cittadino: il 30 per cento dei residenti ha al massimo la licenza elementare, lo valore simile per  Castel Romano, periferia sulla Pontina.  

Le differenze tra le periferie e i quartieri benestanti sull’istruzione hanno ovviamente effetti ha anche sull’occupazione. In zone ricche come Parioli, Prati, Salario e Tor di Quinto, il tasso di disoccupazione oscilla tra il 5 e il 6 per cento, mentre in quartieri periferici, come Tor Cervara, Santa Palomba, San Basilio e Torre Angela, lo stesso tasso è raddoppiato, variando tra il 14 e il 17 per cento.

La correlazione fra il reddito di cittadinanza e la presenza di alloggi popolari

Anche le domande di sussidi seguono la stessa faglia.

Nelle sole Tor Bella Monaca e Torre Angela le richieste accolte a novembre 2020 tra reddito di cittadinanza, Naspi e altre forme di sussidio erano 20mila su una popolazione attiva (tra i 15 e i 65 anni) di 73mila abitanti.

Le domande di accesso al reddito di cittadinanza inoltre mostrano una forte correlazione con la presenze di alloggi popolari. I numeri più alti di richieste accolte si registrano nei quartieri dove sono concentrate le case popolari (Tor Bella Monaca, Torre Angela, San Basilio e Primavalle).

L’assenza di servizi culturali: cinema, teatri, biblioteche 

Altre mappe molto interessanti realizzate dai due economisti riguardano i servizi. Dai dati emerge che nella Capitale ci sono diversi quartiere, spesso a ridosso del Gra, in cui non ci sono né un cinema, né una biblioteca, né un teatro. È il caso di borgata Fidene, sulla Salaria, la Rustica, Torre Maura, Morena, Acilia. 

I numeri di Mappa Roma sono un ottimo punto di partenza per orientarsi nel groviglio delle periferie romane. Radio Colonna nelle prossime settimane proverà a tuffarsi più in profondità nella realtà raccontando le storie di quattro quartieri da un capo all’altro della città.

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