Unicredit, il futuro è tutto un’incognita

Mentre parte il toto-nomi, per la banca si aprono mesi di limbo in attesa del nuovo ceo

Unicredit, il giorno dopo. Cosa succederà dopo l’annuncio dell’addio di Jean-Paul Mustier? Una cosa sembra essere certa. La banca è più debole e prigioniera di un limbo, almeno fino all’addio definitivo del manager francese, ad aprile. E poi c’è la questione della successione. Gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods pongono per esempio l’attenzione su chi andrà a sostituire Mustier. Contano per esempio che sono già emersi almeno 12 nomi, tutti italiani e solo due ex interni a Unicredit, ovvero Roberto Nicastro e Gianni Franco Papa. Gli specialisti preferiscono un candidato interno perché ritengono che sia importante avere alla guida un manager che abbia una conoscenza adeguata delle dinamiche interne del gruppo.

Fra gli altri nomi emersi come possibili candidati ai vertici del gruppo vi sono l’ex ad di Ubi, Victor Massiah, l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, Francesco Canzonieri, l’uomo di Mediobanca che ha ideato l’ops di Intesa su Ubi, l’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna, Marina Natale di Amco, nonché Bernardo Mingrone, chief financial officer di Nexi e Fabio Gallia di Fincantieri. I colloqui per un nuovo ad ripartiranno domani, mercoledì, in comitato Nomine e il giorno dopo nella seduta già in calendario del cda.

Fin qui i nomi. Ma non è tutto. Con l’addio di Mustier, Unicredit diventa una possibile preda dei francesi. Questa almeno la conclusione a cui giungono gli analisti di Mediobanca Securities che sulla scorta dell’addio del manager,  hanno declassano il titolo della banca. Si parte dalla messa in discussione del Piano industriale targato Mustier: “Dopo la svolta positiva dei primi tre anni in banca fatta di derisking, rafforzamento del capitale e riduzione dei costi – scrivono gli analisti – il ceo Mustier ha indirizzato Unicredit su una nuova traiettoria, più gratificante per gli azionisti. La nuova strategia combinava il miglioramento organico delle prestazioni, basato sull’accelerazione della trasformazione digitale, a una politica di distribuzione del capitale molto generosa, restituendo progressivamente agli azionisti i fondi che avevano fornito anni prima per finanziare il turnaround della banca”.

Ma l’arrivo inaspettato della pandemia Covid ha accelerato la prima e arrestata la seconda, ancor prima che fosse iniziata, rinviando il tutto a quando la Bce avrebbe dato il via libera ai dividendi promessi e al buyback. E adesso? Per semplificare il momento delicato dell’istituto, gli esperti di Mediobanca usano a più riprese una metafora marinaresca, ricordando come la banca finora abbia cercato di evitare lo tsunami di fusioni e acquisizioni scattato in Italia. UniCredit viene definita come una barca sicura ma in tempesta e con nessuno al volante.

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