Bcc Roma pronta ad andare con Iccrea

Lunedì l'assemblea approverà in via definitiva l'adesione al gruppo romano, decisa dal cda a gennaio. Dai soci via libera anche al bilancio 2016

Bcc Roma, la più grande banca cooperativa in Italia, sta per salire ufficialmente sul carro di Iccrea, una delle due capogruppo (l’altra è la Cassa centrale di Trento) in lizza per diventare il maggiore polo del credito cooperativo italiano. Come noto, la riforma della cooperazione varata nel 2016 dal governo Renzi prevede che le Bcc aderiscano entro il 2017 a uno o più soggetti, stringendo un patto di coesione.

Le Bcc e le casse rurali del Nord-Est hanno però deciso di costituire un proprio polo, autonomo e alternativo a quello romano targato Iccrea, affidandone il coordinamento alla Cassa centrale di Trento. E così è in atto una vera e propria spartizione delle Bcc, tra chi va con Trento e chi con Roma. Il tutto, è la logica della riforma, per irrobustire le spalle del credito cooperativo, tradizionalmente troppo frammentato per reggere all’urto della crisi.

L’istituto guidato dal duo Francesco Liberati (presidente) e Mauro Pastore ha scelto Iccrea, gruppo bancario con 1,7 miliardi di patrimonio netto. Lo scorso gennaio il consiglio della banca ha deliberato l’adesione a Iccrea, rimettendo il via libera finale all’assemblea dei soci, che si riunirà il prossimo 1° maggio alla Fiera di Roma.

L’assise dovrà inoltre approvare il bilancio 2016, chiuso per la banca romana con impieghi alla clientela per oltre 7 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2015, contro una media del sistema bancario nazionale dello 0,4%. Lo scorso anno è cresciuta anche la raccolta diretta, che ha raggiunto i 9,6 miliardi di euro, facendo registrare un aumento del 3,9% rispetto all’anno precedente, a differenza del sistema bancario nazionale che invece ha visto una flessione dello 0,5%.

Dal punto di vista economico, Bcc Roma ha chiuso il 2016 con un margine di interesse pari a 179,1 milioni di euro, in crescita del 6,4% sul 2015 e con un margine di intermediazione a 276,9 milioni (+7,0% sul 2015). L’utile netto, al 31 dicembre 2016, è stato di 18,1 milioni di euro, al netto del contributo al Fondo di Risoluzione per le crisi bancarie. In assenza di tale contributo, l’utile sarebbe stato di 25 milioni di euro, in crescita del 36% circa sul 2015.

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