Bitcoin: la strana crociata della Consob, è il male assoluto

La sortita del Presidente Savona sproporzionata rispetto ad altre aree dove la speculazione è ben più forte e alla radice della crescita della povertà,  in Italia ai massimi dal 2005 

Bitcoin e l’esercito delle criptovalute rappresentano la nuova e grave minaccia che incombe sui mercati finanziari e sui risparmi delle famiglie. Uno strumento di investimento fuori controllo che ricorda i mutui subprime e la crisi finanziaria esplosa nel 2007.

A lanciare l’allarme non è stato qualche analista ispirato dal pessimismo ma il presidente della Consob, Paolo Savona, economista di spessore e profondo conoscitore del funzionamento dei mercati. E’ per questo che le parole del presidente dell’autorità che vigila sui mercati destano una qualche sorpresa.

Individuare analogie tra i contratti derivati dei primi anni 2000 e le valute virtuali non è esercizio semplice. I primi sono stati uno dei frutti avvelenati della deregolamentazione bancaria e sono prosperati grazie alla scarsa attenzione delle autorità di regolazione e di vigilanza bancaria (gli equivalenti di Consob e Banca d’Italia). Le dimensioni dei subprime hanno raggiunto nel 2007 un valore pari a 10 volte il Pil mondiale che spiega il crack finanziario.

Nelle criptovalute il rischio è l’infiltrazione della criminalità 

Le criptovalute invece sono uno dei molteplici strumenti di investimento, negoziati su mercati regolamentati e, nonostante i folli rialzi dell’ultimo anno,  capitalizzano meno di Apple. La vera analogia risiede nella opacità: per i derivati non si conosceva il contenuto dell’investimento, mentre per le criptovalute la mancanza di trasparenza riguarda le piattaforme tecnologiche che le generano. Merita la massima attenzione il rischio di infiltrazione dei soldi della criminalità organizzata, ma è un aspetto che riguarda la capacità di polizia contro il riciclaggio, piuttosto che le fluttuazioni di un bene di investimento.

La regolazione e la capacità di tutelare il risparmio sono fondamentali per un corretto funzionamento dei mercati, ma puntare l’indice contro le criptovalute rischia di confondere la causa con l’effetto.

L’aumento a tre cifre dei prezzi delle materie prime 

L’impennata di Bitcoin non ha una genesi diversa rispetto al balzo di altri strumenti finanziari. Negli ultimi 15 mesi le quotazioni del legno a Chicago e Londra sono schizzate del 360%, il rame è più che raddoppiato. L’impennata delle materie prime, secondo alcuni, è l’accelerazione economica in Cina, Stati Uniti e presto in Europa. Nello stesso periodo l’azione Moderna si è apprezzata di circa il 600% e la spiegazione è facile: produce il vaccino. Ma leggere l’andamento dei mercati in parallelo al trend della domanda di beni e servizi è fuorviante. La carne di maiale è schizzata del 160%, l’olio di soia del 145% e il mais del 110% senza che la domanda di questi beni abbia avuto aumenti significativi. E che dire del Baltic Dry Index (l’indice che misura la disponibilità di navi per spedire le merci) che mostra una performance del 760%?

Alla caduta più rovinosa del Pil ha corrisposto un’ annata record dei mercati finanziari 

Può sembrare un paradosso ma l’anno con la caduta più rovinosa del Pil a livello mondiale (-4%) è stato uno dei migliori per i mercati finanziari (+14% la media degli indici azionari). E la ragione principale è la marea di liquidità. Per sostenere famiglie e imprese i governi hanno erogato contributi e sostegni pari a 22mila miliardi di euro, il 25% del prodotto mondiale (cancellato il record della crisi del 2008 con 4mila miliardi), ma i consumi hanno subito una pesante contrazione a causa delle misure di contenimento del virus e per l’incertezza sull’uscita dalla pandemia. Il tasso di risparmio è esploso ovunque, in paesi come Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna (tradizionalmente cicale) è schizzato dal 5 al 27%, in Francia e Germania sfiora il 30%. Anche in Italia stessa dinamica, dall’8 al 19%. In soldoni, i conti correnti degli italiani (famiglie e imprese) in appena 12 mesi sono lievitati di ben 135 miliardi di euro. In prevalenza soldi ancora parcheggiati sui depositi ma una parte si è messa alla ricerca di rendimenti interessanti contribuendo alla distribuzione ineguale della ricchezza.

L’economia e la finanza si trovano su terreni inesplorati, ma con alcune certezze. La prima è che arriverà il momento dell’ondata ribassista con tempi e ampiezza che non si possono prevedere. La seconda è che quando si fermerà la giostra il divario tra ricchi e poveri sarà ancora più ampio. Un primo segnale è già arrivato. In Italia le famiglie in povertà assoluta sono ai massimi dal 2005. Le criptovalute saranno anche una minaccia,  come predica il presidente della Consob,  ma davanti ai crescenti divari, a multinazionali più potenti degli Stati è come guardare il dito e ignorare la Luna.

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