Calcio: stop alle trasferte delle tifoserie straniere

Dopo l’ultima esibizione di violenza dei tedeschi dell’Eintracht a Roma si dovrebbero seguire disposizioni preventive da parte delle Prefetture.

i tifosi

Com’è possibile che le forze dell’ordine si limitino a scortare gruppi di tifosi stranieri del calcio, sbraitanti e malamente vestiti, alcuni con in mano bottiglie di birra, che invadono le vie del centro della Capitale in occasione delle partite della Roma o della Lazio con squadre di altre Nazioni?

Stavolta poi per l’incontro fra la Lazio e la squadra di Francoforte, l’Eintracht, si è deciso di contenere la loro tifoseria in una vasta area del Centro, da un lato via del Babuino dall’altro viale della Trinità dei Monti, vietando l’accesso alle auto perché – hanno spiegato i vigili – piazza del Popolo è stata lasciata a loro disposizione. I tifosi lì hanno lanciato petardi e poi hanno bivaccato a Piazza del Popolo dove hanno lasciato un manto di rifiuti e residui di bottiglie.

Ciononostante, un gruppo di tifosi si è recato nei pressi del terreno di gara, lo stadio Olimpico, dove ha cercato provocatoriamente di raggiungere il ponte Duca d’Aosta, vicino all’accesso allo stadio dei supporter laziali. Per prevenire scontri e quindi bloccarli la polizia è stata costretta a ricorrere ad una carica di alleggerimento, alla quale è seguito il fermo di 5 tifosi.

Ma che c’entrano queste periodiche invasioni barbariche a Roma, come in altre capitali, con lo sport? Se le Federazioni internazionali e nazionali che gestiscono il calcio e i numerosi campionati si dimostrano incapaci di ‘’governare’’ le tifoserie, è possibile che chi sovraintende alla sicurezza, ossia le Prefetture della città, si limitino a contenere la più sfrontata e volgare maleducazione e semmai ad intervenire per sedare gli scontri.

Non ci si domanda perché i cittadini e i commercianti siano obbligati a supportare queste situazioni di disagio, che diventano sempre più gravi e pericolose.

Non sarebbe il caso di trarre esperienza da quello che sta succedendo con epiloghi talvolta anche tragici? Magari imponendo un divieto alle trasferte organizzate da quelle tifoserie, per le quali la partita di calcio è diventata soprattutto l’occasione per esibire la peggiore disumanità: urla, resti di panini e bottiglie lasciati nelle strade, banale violenza, nonché pericolosi inutili scontri con sbarre e altri corpi contundenti.

E se le Federazioni non hanno il coraggio di intervenire, perché coinvolte negli interessi economici di un calcio, sempre più un prodotto, piuttosto che uno sport, non ci si spiega perché le Prefetture tardino a prendere misure preventive di un fenomeno che acquista dimensioni sempre più preoccupanti.

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