Caro-energia: come spendere 24 miliardi senza risolvere l’emergenza

Coperti a stento un quarto dei rincari. Anche in caso di una rapida soluzione al conflitto in Ucraina i costi energetici elevati saranno una costante nel breve e medio termine

Anche il Fondo Monetario Internazionale ha esortato gli Stati ad accelerare la strategia di transizione energetica per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e in particolare dal gas russo. Un percorso quanto mai urgente per paesi come l’Italia che ha scoperto una serie di debolezze del sistema degli approvvigionamenti di energia che avrebbero dovuto suggerire una correzione di rotta rispetto a scelte miopi compiute nel recente passato.

Davanti alla crisi energetica con i rilevanti rincari delle bollette, il Governo e il Parlamento hanno imboccato con decisione la strada dei sussidi generalizzati nella speranza che l’impennata di gas e petrolio fosse circoscritta nel tempo. La realtà, purtroppo, è profondamente diversa e anche in caso di una rapida soluzione al conflitto in Ucraina i costi energetici elevati saranno una costante nel breve e medio termine. Gli interventi più strutturali, le opzioni strategiche per riequilibrare il sistema energetico nazionale, la riduzione del costo dell’energia e del livello di emissioni al momento sono confinati nell’alveo delle buone intenzioni.

Privilegiata la politica dei sussidi  

Anche nella risoluzione approvata a larga maggioranza alla Camera e al Senato sul Documento di Economia e finanza l’approccio è di privilegiare esclusivamente la politica dei sussidi. Il prolungamento a tutto giugno dello sconto sulle accise dei carburanti, il bonus sulle bollette a famiglie e imprese energivore rappresentano la cornice delle priorità politiche. Il tesoretto da sei miliardi di euro sarà sufficiente per coprire tali esigenze per un altro trimestre portando il totale speso a oltre 24 miliardi di euro in un anno. Cifra assai consistente in termini assoluti ma che in relazione all’andamento dei prezzi energetici copre a stento un quarto dei rincari.

Ma con le elezioni politiche all’orizzonte, tra le forze politiche di maggioranza e opposizione la parola d’ordine è erogare sostegni. Per offrire un termine di confronto con 24 miliardi si possono realizzare impianti fotovoltaici per una potenza di 16 GW, pari al 70% del totale installato oggi in Italia con un taglio al fabbisogno di gas di quasi 2 miliardi di metri cubi. Sempre 24 miliardi è quanto ha speso finora lo Stato per il superbonus 110% che si traduce nella riqualificazione di appena l’1% del patrimonio immobiliare residenziale nazionale.

Il rischio è che le risorse per sostenere famiglie e imprese siano esigue nella prospettiva di un prolungamento delle tensioni sui prezzi energetici. Tant’è che lo scostamento di bilancio, che significa nuovo deficit e debito pubblico, è ormai un dato di fatto, al quale anche il premier Mario Draghi e il ministro dell’economia Daniele Franco si sono rassegnati.

Pochi interventi strutturali 

Sugli interventi strutturali l’azione del Governo al momento è confinata alle semplificazioni. In Italia c’è sempre bisogno di semplificare e in ambito energetico è una priorità assoluta, considerando che ci sono progetti da approvare per realizzare 80 GW di impianti da fonti rinnovabili, quasi 4 volte la potenza oggi installata. Ma agire sollo sulle procedure è velleitario per raggiungere il target indicato dal Governo di 6-7 GW di nuova potenza ogni anno rispetto a 0,7 GW degli ultimi anni. Occorre mettere mano al sistema degli incentivi per renderlo coerente con la fase che stiamo vivendo. Va riconosciuto che i regimi incentivanti in passato non erano stati ben disegnati contribuendo ad alimentare fenomeni speculativi. Ma l’esperienza doveva consigliarne la revisione e non la progressiva cancellazione.

Oggi sopravvivono per le abitazioni residenziali ma non per le imprese. Eppure le attività economiche assorbono quasi il 50% della domanda di gas ed offrono il vantaggio di consumare energia mentre viene prodotta (in particolare il solare) senza necessità di dotarsi di accumulatori, a differenza delle abitazioni che consumano energia prevalentemente la sera (il 70% del totale).

Uscire dalla logica emergenziale

Una parte delle imprese gode invece di un sostanziale sconto sulla bolletta, misura introdotta tre anni fa a favore delle cosiddette energivore. Tale sconto ha generato tuttavia una situazione di grande squilibrio. Le imprese con consumi superiori a 70mila MW/h l’anno pagano l’energia quattro volte di meno rispetto a una piccola attività. Ma nella crisi energetica che stiamo vivendo non è rilevante il consumo di energia in termini assoluti, bensì l’incidenza dei costi energetici sul totale. In sostanza l’Ilva di Taranto consuma tantissima energia ma il costo della bolletta incide in modo poco più che marginale sui ricavi, mentre una piccola vetreria ha visto lievitare il peso della bolletta dal 10 al 40% dei ricavi.

Il governo ha ampliato la platea delle imprese energivore e gasivore che beneficiano degli sconti ma il meccanismo rimane fuorviante e non adatto alla congiuntura attuale. Inoltre se una grande impresa beneficia di sconti consistenti perché dovrebbe investire per migliorare la propria efficienza energetica?

Interventi per contrastare il caro-energia sono doverosi in particolare per tutelare le famiglie e le imprese più deboli ma il sussidio generalizzato e la logica emergenziale rischiano di provocare più danni che benefici.

 

 

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