La Cciaa, Roma è ormai una città per i lavoretti

Attacco del presidente Tagliavanti durante il consiglio centrale. "Raggi parli con noi, alla prossima riunione la inviteremo".

Virginia Raggi (Foto Omniroma)

Da una parte mano tesa al sindaco di Roma Virginia Raggi. Dall’altra l’ennesimo grido di allarme per Roma, una città buona “per i lavoretti”. Purtroppo. Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio in quota Cna, non risparmia critiche alla Capitale, in occasione del consiglio odierno cui ha preso parte anche il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.

“La crisi ha cambiato il volto di Roma e provincia. Aumenta il numero dei lavoratori e delle imprese ma senza innescare un percorso di crescita economica. Roma sembra essere diventata la ‘città dei lavoretti’ e dell”impresa per necessità con i giovani penalizzati e un tessuto polverizzato”, ha attaccato Tagliavanti.

Sotto accusa, condizioni economiche ree di favorire un lavoro più per sopravvivenza che per creare business. “Molte aziende si stanno riposizionando, lasciando Roma che non gode di buona immagine. Roma – ha aggiunto – è molto debole rispetto alle sue enormi potenzialità, si trova in posizione marginale. Fa notizia una grande impresa che chiude ma sono peggio gli investimenti che non riusciamo ad attrarre”, ha spiegato il leader della Cciaa.

Di qui un ultimo appello affinchè Roma torni una volta per tutte baricentro per l’economia nazionale. “Roma non solo non riesce a svolgere un ruolo motore sviluppo Italia ma esprime risultati economici
inferiori a quelli del resto del Paese, questo è un problema nazionale perché la crescita del Paese passa per la sua Capitale”.

Ma senza una collaborazione con le altre istituzioni, sarà dura per la Cciaa farcela da sola. Meglio dunque che Virginia Raggi si faccia avanti e dialoghi con le imprese. La disponibilità, d’altronde, non manca. “Nei prossimi giorni inviteremo il sindaco di Romaalla prossima assemblea che faremo. È già venuto il prefetto, sono arrivati tutti. Noi vogliamo il sindaco per fare sentire la nostra voce del sistema economico. Lo dobbiamo fare, lo fanno tutte le città, ed è paradossale che non lo faccia Roma. Il sindaco di Roma si chiama primo cittadino non perché è il capo di un’amministrazione, ma perché è il cittadino simbolo”.

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