“La morte di un figlio mostra con una violenza che non ha eguali che nessun genitore — nemmeno i più premurosi e i più sensibili — può garantire la vita dei propri figli, perché l’intrusione insensata della morte fa drammaticamente parte della vita. Può accadere con una malattia, con un incidente stradale, con un qualunque altro passo falso o imprevisto…”. Così lo psicanalista e saggista, Massimo Recalcati, scriveva giorni fa su La Repubblica in un commento alla tragedia della notte di Capodanno nel Bar Le Constellation di Crans Montana, dove il sedicenne romano Riccardo Minghetti ha trovato la morte atroce tra le fiamme insieme ad altre decine di giovanissimi.
La giustizia che dovrà colpire i responsabili del disastro che ha fatto una quarantina di vittime e oltre un centinaio di feriti, alcuni molto gravi, non sarà sufficiente a sanare la profonda ferita per il figlio o la figlia che si sono allontanati per sempre.
Tuttavia nella disperazione, qualche genitore potrebbe, oggi, meditare sul fatto che forse avrebbe potuto “trattenere” il figlio, se si fosse meglio informato sulla realtà oggettiva del luogo dove sarebbe andato a festeggiare il Capodanno. Ma quel locale è un ritrovo storico di Crans e di lì son passate le generazioni anche quelle che, diventate adulte, oggi piangono un figlio morto. Forse tutti ne vedevano i limiti ma non parevano così estremi da giustificare la tragedia.
Il locale Le Constellation è stato infatti definito da alcuni giovani che si sono salvati una sorta di “trappola”, con l’ingresso consentito, per la notte di Capodanno, solo agli adulti, ma dove in effetti potevano entrare anche i minorenni, senza troppi controlli. Così il locale si è riempito di centinaia di teen-agers che hanno diviso il costo di una bottiglia di champagne o vodka (pare 300 franchi) al wine-bar con il miraggio di balli scatenati fino al mattino. Tutto ciò pare senza licenza e in barba alle più basiche norme di rispetto sull’età degli avventori.
Durante l’adolescenza i figli cominciano ad allontanarsi dal nucleo familiare spinti da quella smania di sentirsi più grandi e più liberi aumentando, così, le occasioni di incontro e scontro con l’esterno e con la vita adulta che, tanto dà ma che tutto può togliere. I genitori, in questo difficile passaggio degli adolescenti dovrebbero stare ancora di più in allerta e sentirsi consapevoli dei gesti e delle azioni dei figli.