Economia: con la legge di bilancio alla prova il precario equilibrismo della Meloni

Non ci saranno politiche che possano scardinare i conti pubblici, quindi niente scostamento di bilancio. Sostanziale continuità sul Pnrr

Nell’intervento alle Camere per la fiducia, Giorgia Meloni ha indicato la traiettoria del nuovo Governo sulla politica economica, rinviando a un prossimo futuro modalità, risorse e provvedimenti per affrontare le emergenze e per far atterrare almeno una parte dei contenuti del programma con il quale la coalizione ha vinto le elezioni.

Il discorso della premier (ci scuserà se la decliniamo al femminile) tuttavia era indirizzato soprattutto ai suoi due principali alleati, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi indicando una sorta di confine invalicabile sul terreno delle rispettive rivendicazioni quali priorità dell’agenda di Governo. Se nei giorni precedenti la tumultuosa formazione dell’esecutivo Meloni non aveva risparmiato diktat e reprimende a Lega e FI, davanti a deputati e senatori ha fatto ampio ricorso al bastone e alla carota.

Inflessibile sull’Ucraina e l’alleanza atlantica, piuttosto ondivaga sull’Europa, qualche contraddizione sul libero mercato e la tutela della concorrenza, la presidente del Consiglio ha rinviato sine die l’intervento sulle pensioni sollecitato dalla Lega ma in cambio ha indicato tra le priorità l’innalzamento da 65mila a 100mila il limite al forfettario per le partite Iva e l’aumento consistente all’uso del contante. Non è all’ordine del giorno la riforma del fisco nell’ottica di una riduzione del carico fiscale, più semplice procedere con nuove sanatorie e rottamazione cartelle e puntare l’indice contro l’Agenzia delle Entrate.

 

Per alleviare il caro bollette per il 2023 le risorse disponibili sono meno di 20 miliardi. Sarà necessario un intervento determinante dal bilancio europeo.

 

 

l programma del Governo in economia si concentrerà nell’immediato a destinare risorse per alleviare il caro bollette. In sostanza saranno prorogati i provvedimenti del Governo Draghi su sussidi e azzeramento degli oneri di sistema, nonché il taglio delle accise sui carburanti. Per il 2022 sono già stati spesi quasi 60 miliardi, per il 2023 le risorse disponibili sono meno di 20 miliardi e sarà necessario un intervento determinante dal bilancio europeo.

Le istituzioni europee e i principali partner sono stati l’altro riferimento al quale si è rivolta la premier, confermando l’orientamento di rassicurare sulla continuità della politica di bilancio. Non ci saranno politiche che possano scardinare i conti pubblici, quindi niente scostamento di bilancio. Così come perfetta continuità sul Pnrr, al netto di alcune modifiche e integrazioni già previste dalle regole comunitarie per adeguare l’allocazione delle risorse con l’aumento delle materie prime. Le uniche critiche esplicite sono state rivolte alla politica monetaria della Bce ma la risposta della presidente Lagarde non è tardata ad arrivare. Il mandato della banca centrale è la stabilità dei prezzi e le famiglie a basso reddito sono più vulnerabili rispetto all’inflazione rispetto ai rischi di recessione.

Sul delicato tema pensioni, Salvini dovrà rassegnarsi. La Fornero non sarà riposta nel cassetto ma ci sarà la proroga di un anno a quanto introdotto dal Governo Draghi. Lo stesso per la riduzione della pressione fiscale e il taglio del cuneo (“l’obiettivo è un taglio progressivo fino al 5%”). Temi cari al centrodestra ma dovranno essere rimandati a tempi migliori.

Altro capitolo complesso riguarda la marea dei bonus e il reddito di cittadinanza. Meloni non è entrata nei dettagli ma ha indicato chiaramente l’intenzione di introdurre una forte stretta al reddito di cittadinanza. Operazione più facile a dirsi che a farsi considerando che l’elettorato di Fdi è piuttosto variegato, anche se è immaginabile una prevalenza del mondo delle partite Iva.

 

Libertà di impresa, semplificazioni, fisco amico sono difficili da rendere compatibili con il disegno di nazionalizzare le principali reti infrastrutturali

 

La linea rassicurante verso gli investitori e l’Europa scivola in alcune contraddizioni quando la premier parla di libero mercato e tutela degli interessi nazionali. Libertà di impresa, semplificazioni, fisco amico sono difficili da rendere compatibili con il disegno di nazionalizzare le principali reti infrastrutturali e tutelare le imprese italiane dalle fameliche brame dei grandi gruppi esteri.

Anche sull’Europa tuttavia non mancano le ambiguità del nuovo governo. Alle Camere la presidente del consiglio ha sottolineato come l’emergenza energetica richieda una risposta condivisa dall’Europa, confidando che il bilancio comunitario offra nuove risorse per affrontare la crisi. Ma tale approccio contrasta con la visione della Meloni e del gruppo di cui fa parte nell’Europarlamento. Affermare il principio di un’Europa delle nazioni significa rifiutare la visione federale o sovranazionale dell’Unione europea, preferendo il modello intergovernativo secondo il quale gli Stati si mettono d’accordo su alcune politiche restando poi sovrani su tutto il resto.

La pandemia prima e l’emergenza energetica ora dimostrano al contrario che le risposte efficaci rispetto agli shock necessitano di cessione di sovranità da parte dei singoli Paesi.

Nei suoi primi giorni da premier, Giorgia Meloni si sta esercitando in un’opera di equilibrismo, una volta puntando sulla continuità delle politiche economiche, un’altra alimentando i temi identitari. Una strategia chenell’immediato assicura la strada in discesa ma già con la presentazione della legge di bilancio il percorso si farà impervio, e i rischi principali arriveranno proprio da destra.

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