Economia: Meloni cerca credibilità e aiuti in Europa

Nei primi cento giorni l’esecutivo Meloni si è impantanato in alcuni dossier. Il giudizio delle cancellerie di Parigi e di Berlino ancora sospeso. Resiste la luna di miele con l’opinione pubblica.

I nodi sono venuti al pettine. Sono stati sufficienti poco più di 100 giorni di vita del governo per far emergere l’abissale distanza tra le promesse in campagna elettorale e la realtà della politica che sta attuando l’esecutivo Meloni e la sua maggioranza. E’ probabile che il governo possa contare ancora per un po’ di tempo sulla luna di miele con l’opinione pubblica, grazie anche a una opposizione in stato confusionale, più concentrata su lotte intestine che a contrastare l’azione della maggioranza.

La Meloni e i suoi alleati potranno ancora per qualche tempo mischiare le carte nei rapporti con l’Europa, scaricare su Bruxelles responsabilità che invece appartengono alla politica dell’Italia. Ma sul medio lungo periodo essere una forza politica di lotta e di governo non porta bene, basta chiedere ai due Matteo della politica italiana, e al M5S.

Il nuovo Governo si sta rivelando addirittura più prudente del precedente al quale rimproverava di essere subalterno ai poteri forti, ai tecnocrati dell’Unione europea, alle cancellerie di Parigi e Berlino.

C’è poi un vulnus che dal 1994 ad oggi caratterizza tutte le maggioranze di centro-destra o destra-centro. Forze politiche abili nel creare cartelli elettorali nonostante profonde divisioni interne su cardini politici rilevanti, dall’autonomia regionale alla concorrenza, dal fisco alla giustizia. Visioni molto diverse che nella migliore delle ipotesi consigliano di accantonare le questioni (pensioni), nella peggiore producono pasticci (federalismo e giustizia).

La Meloni e la compagine di Governo si sono assegnati i meriti per la crescita del Pil e dell’occupazione nel 2022 nonostante non abbiano influito in alcun modo. Ma rischiano di pregiudicare le prospettive, non molto rosee, per l’anno in corso.

E’ lungo l’elenco di dossier sui quali l’attuale Governo si è impantanato (concessioni demaniali), ha rinnegato quanto proclamava (vendita dell’ex Alitalia), ha cambiato posizione (fortunatamente) come sulla tenuta dei conti pubblici.

Cambiamenti di rotta: dalle concessioni dei balneari, all’ex Alitalia , a Tim

Le concessioni dei balneari sono l’emblema della grande differenza tra stare all’opposizione e guidare il Paese. L’anno scorso la legge sulla concorrenza è stata in bilico per diversi mesi sul nodo delle concessioni. Ora Lega e Forza Italia mantengono la posizione a difesa dei balneari mentre il partito di Giorgia Meloni (principale oppositore della direttiva Bolkestein) temporeggia. Dopo aver promesso che avrebbe stracciato la direttiva che impone le gare per le concessioni demaniali, il Governo è finito in un cul de sac dal quale non sa come uscirne. Ha chiesto alle associazioni di categoria una delega in bianco per trattare con l’Europa (ipotesi non realizzabile) ma senza promettere nulla di concreto. Alla fine il governo ha deciso di prendere ancora tempo e sposterà in avanti di 3-4 mesi il termine.

La promessa di rilanciare l’ex Alitalia pubblica si è sciolta come neve al sole e l’offerta accettata da Lufthansa è addirittura peggiorativa di quella che la compagnia tedesca presentò tre anni fa. Il dossier Timrappresenta un altro caso del sovranismo come slogan. A distanza di due anni e mezzo dall’accordo per la rete unica di Tlc, il governo ha azzerato tutto a novembre. Ora arriva una offerta del fondo americano KKR per la rete e il governo fa sapere che seguirà con attenzione. I punti fermi per l’esecutivo sono la salvaguardia livelli occupazionali e la sicurezza di una infrastruttura strategica. Il secondo è ovvio, il primo ignora la trasformazione del mercato, l’integrazione verticale degli operatori tlc ha i giorni contati.

 

Energia: per piccole e medie imprese nessun intervento

 

Il capitolo energia rasenta il ridicolo. Dopo aver gridato contro la grande speculazione che si arricchiva a spese dei cittadini italiani, il decreto trasparenza ha stabilito che i veri speculatori, secondo il governo, sono i distributori di carburanti che hanno risposto con una serrata di un giorno. Una categoria che non protestava da oltre 10 anni.

Gli sconti sulle bollette terminano a fine marzo ma il ministro Giorgetti da qualche settimana promette prezzi calmierati per i consumatori più virtuosi. Una misura pensata più per i cittadini che per le imprese. In ogni caso illustrare il meccanismo senza indicare le risorse necessarie è come parlare del sesso degli angeli. La Germania ha introdotto una misura del genere che costa quasi 90 miliardi l’anno. Sul lato imprese è quasi una beffa. Le attività ad alta spesa energetica hanno già attivato, laddove possibile, interventi di efficientamento energetico. Non solo, dal primo aprile torneranno gli oneri generali di sistema che pesano soprattutto sulle piccole e medie imprese che pagano l’energia quattro volte di più una grande impresa. E non sembra che l’esecutivo sia orientato a un intervento in nome

dell’equità.

 

L’incontro Meloni-Scholz delude le aspettativa

Sulle nomine la discontinuità è una chimera, la presa di distanza dai poteri forti e dal circuito della finanza internazionale è un miraggio. Così il nuovo direttore generale del Mef è Riccardo Barbieri, con un brillante passato tra le principali banche d’affari come JP Morgan e Merrill Lynch.

Il Governo al contrario è distratto rispetto a dossier di assoluta rilevanza. Meloni e Giorgetti non hanno fornito alcuna indicazione rispetto ai negoziati per riformare il patto di stabilità. E sugli aiuti di Stato Berlino e Parigi hanno già chiarito che sono a favore di un allentamento ma contrari a mettere sul piatto altri fondi europei. Il recente incontro fra Meloni e il Cancelliere tedesco Olaf Scholz non è andato al di là dell’intesa su difesa e sicurezza. Il governo tedesco non ha offerto nulla di concreto che possa aprire la strada un uno strumento simile al Recovery Fund che possa aprire la strada a una ulteriore forma di debito comune.

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