Elezioni: la campagna elettorale ignora i venti della recessione

Le proposte non tengono conto della difficile realtà e delle prospettive cupe per i prossimi mesi. I partiti affidano al premier uscente Draghi i primi passi nella nuova austerity che ci attende

Ha il sapore della beffa la revisione al rialzo del Pil italiano nel secondo trimestre dell’anno che porta la crescita acquisita per l’intero 2022 al 3,5%. E’ assai probabile che anche il terzo trimestre consegni numeri positivi per l’economia italiana che mostra una performance decisamente migliore rispetto a Germania e Francia. Il tasso di crescita tendenziale si rafforza al 4,7%, la certificazione che in 18 mesi l’Italia ha più che recuperato la contrazione del Pil nell’anno del lockdown a causa del Covid. Ma sarebbe pericoloso ignorare i segnali evidenti di deterioramento della congiuntura e la campagna elettorale non fornisce elementi rassicuranti al riguardo. Anzi, i leader politici continuano a estrarre dal cilindro proposte che non tengono conto della difficile realtà e delle prospettive cupe per i prossimi mesi. Mentre si sollecita il governo uscente di varare provvedimenti urgenti per sostenere famiglie e imprese e adottare le prime restrizioni nei consumi di energia.

La produzione industriale accusa due flessioni consecutive nelle ultime rilevazioni, il fatturato dell’industria è in calo su base mensile dopo cinque rialzi consecutivi e al netto del balzo del settore dell’energia la contrazione dei ricavi sarebbe ben oltre lo 0,3% della media. A luglio per la prima volta da un anno l’occupazione segna una battuta d’arresto. L’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie ad agosto evidenzia un sensibile peggioramento.

Livelli di inflazione sconosciuti da un paio di generazioni

Insomma i venti della recessione soffiano con sempre maggior vigore, alimentati dalla corsa dei prezzi energetici che non conosce soste e da livelli dell’inflazione sconosciuti da un paio di generazioni che inevitabilmente obbligheranno le banche centrali a misure restrittive di politica monetaria, quindi denaro più costoso per i prestiti e i mutui.

Uno scenario che stride con una campagna elettorale paradossale. Anche le forze politiche che hanno decretato la fine del governo Draghi chiedono al premier di fare tutto il necessario per contrastare il caro-energia con tanto di scostamento di bilancio se serve e qualcuno si spinge persino a chiedere al governo in carica solo per gli affari correnti di tagliare il cuneo fiscale. Salvo poi criticare l’esecutivo per aver deciso la gara per l’acquisizione di ITA come uno sconfinamento di competenze mentre è l’esatto contrario: aver dato seguito ad una procedura con tempi e criteri certi nel rispetto delle norme e della prassi internazionale. Quasi tutti i partiti rimarcano i limiti dell’Agenda Draghi assicurando una netta discontinuità ma al tempo stesso sollecitano il Governo guidato dall’ex presidente della BCE a non abbassare la guardia.

La crisi energetica, la pandemia ancora non debellata e la guerra in Ucraina avrebbero dovuto suggerire altri orientamenti rispetto alla corsa al voto. In compenso trova consensi la proposta bizzarra di sospendere la campagna elettorale per contrastare lo tsunami del caro-energia. Ma sospenderla per far cosa? Rimettere nel cassetto strampalate proposte elettorali e concertare un decreto tra tutte le forze politiche?

È auspicabile un trasferimento di competenze a livello europeo

Se il Governo Draghi fosse ancora nella pienezza dei poteri forse in Europa già ci sarebbe il tetto al prezzo del gas, misura proposta dall’Italia e messa in agenda da Commissione e Presidenza di turno ma che dopo le dimissioni ha perso vigore. Nella migliore delle ipotesi arriverà in pieno autunno e solo perché la locomotiva tedesca ha rotto gli indugi. Ma molti partiti sono già oltre, con richieste di un nuovo recovery plan europeo per l’energia, stanziamenti di risorse come per curare le ferite provocate dalla pandemia.

E’ auspicabile un trasferimento di competenze in ambito europeo sul tema dell’energia. In alcuni programmi elettorali si sollecita il rallentamento della transizione energetica mentre serve una accelerazione proprio in funzione di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Ascoltando i leader politici emerge una certa confusione tra risparmio e razionamento che in materia energetica non sono sinonimi. La situazione è emergenziale ma mancano indicazioni coerenti su come affrontarla a cominciare da un serio piano di risparmio, magari guardando a Germania e Spagna che stanno incentivando la mobilità collettiva offrendo gratis i trasporti pubblici.

I termini della questione non sono complicati. Il prezzo alto dell’energia ci garantisce forniture adeguate come dimostra l’aumento di oltre il 70% di gas liquefatto acquistato dai paesi europei nei primi 5 mesi dell’anno. Molte navi che trasportano GNL fanno rotta sull’Europa abbandonando i mercati asiatici perché il vecchio continente garantisce guadagni più alti. Per compensare i prezzi record servirebbero misure meno universali, come ad esempio restringere la platea di famiglie che beneficia degli sconti e superare la distinzione di energivore per le imprese, in quanto ai volumi di energia utilizzati non sempre corrisponde una elevata incidenza della bolletta sui costi dell’azienda. Ma in campagna elettorale promettere tutto a tutti non costa nulla.

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