Fisco: la scatola (semi) vuota che manda in crisi la Lega

Riformare il fisco è la madre di tutte le riforme, più della giustizia e delle pensioni in quanto riflette le principali e autentiche differenze politiche tra i partiti. L’iniquità il principale problema.

La legge delega per la riforma fiscale è stata definita una scatola vuota dal presidente del consiglio Mario Draghi, ma tanto è bastato per far sobbalzare Matteo Salvini con i ministri leghisti che hanno lasciato le sedie vuote alla riunione che ha varato il provvedimento.

Riformare il fisco è la madre di tutte le riforme, più della giustizia e delle pensioni in quanto riflette le principali e autentiche differenze politiche tra i partiti.  Ne è consapevole Draghi che sulle tasse si muove con passo assai felpato. La riforma è stata fatta slittare a dopo il primo turno delle amministrative per evitare che diventasse terreno di confronto nella campagna elettorale. Nel merito la delega è molto generica, volutamente, e con tempi che slitteranno alla prossima legislatura.

Rientra tra le condizioni per incassare i denari del Recovery Fund

Il premier e il Governo hanno necessità di avviare la riforma in quanto rientra tra le condizioni per incassare i soldi del Recovery Fund,  ma al tempo stesso è evidente che sul fisco le diverse sensibilità non possono trovare un punto di equilibrio.

La stessa risoluzione per la riforma dell’Irpef approvata prima della pausa estiva dalle forze di maggioranza era generica e con obiettivi da tutti condivisibili del tipo riduzione progressiva del carico fiscale di almeno 2 punti di pil.

Se l’argomento tasse è ad alta sensibilità politica, quando si parla della casa è come toccare la corrente elettrica. Il governo di larga coalizione del 2013 a guida Enrico Letta riuscì a nascere dopo l’accordo tra Forza Italia e PD sull’abolizione dell’Imu sulla prima casa.

Valori catastali che risalgono a un secolo fa  

Pertanto il solo annuncio che la riforma avrebbe contenuto la revisione del catasto ha scatenato reazioni ostili, in qualche caso anche scomposte. Eppure da decenni si parla di adeguare i valori catastali che risalgono a quasi un secolo fa e aggiornati solo periodicamente per tener conto della variazione dell’inflazione. L’ultimo intervento è stato con il governo Monti che contestualmente presentò una delega per la riforma del catasto fabbricati finita poi nel dimenticatoio con l’esecutivo a guida Matteo Renzi.

Draghi ha replicato a Salvini assicurando che non c’è alcuna patrimoniale sulla casa e in effetti la potenziale bomba politica è stata privata della miccia in quanto la delega fiscale prevede che la riforma del catasto entrerà in vigore non prima del 2026 e solo se lo deciderà il prossimo Parlamento.

Due miliardi l’anno prossimo per il cuneo fiscale, poi si penserà a dove destinare 4,3 miliardi di riduzione evasione fiscale 

La genericità della delega non provocherà alcuna crisi di governo, tant’è che Salvini ha subito precisato che non intende uscire dalla maggioranza. Ma è il leader leghista che deve risolvere una improbabile equazione politica. Le ultime amministrative hanno certificato che Fratelli d’Italia è ormai il primo partito del centrodestra e per Salvini il controsorpasso è una missione quasi impossibile. Sostenere il governo e fare opposizione contemporaneamente non paga. La flessione di consensi del Carroccio non coincide con la partecipazione al governo Draghi, ma parte dall’estate del Papeete, quando Salvini disarcionò il governo giallo-verde.

Il governo Draghi dunque tira dritto e per quanto generica la delega fiscale offre alcune indicazioni sul fisco che sarà. La premessa è che la riforma non dovrà comportare maggiori oneri per i conti pubblici, ma l’esecutivo si riserva la facoltà (articolo 10) di trovare le risorse per finanziare le varie misure. Tra le certezze 2 miliardi per l’anno prossimo destinati alla riduzione del cuneo, mentre nella legge di bilancio sarà indicato come utilizzare i 4,3 miliardi dalla riduzione dell’evasione fiscale.

La giungla del sistema delle riduzioni e detrazioni. 

Per l’Irpef la riforma indica una graduale riduzione delle aliquote e contemporaneamente la revisione delle spese fiscali. Tema poco trattato ma il sistema di detrazioni e deduzioni ormai è una giungla. Sono oltre mille le voci fiscali alterando ogni idea di equità e semplicità del fisco. Ci sono benefici fiscali che riguardano autentiche nicchie di contribuenti, soltanto alcune centinaia. E’ evidente che un tale intervento (ridisegno della curva e riduzione delle aliquote e revisione delle spese fiscali) risulta molto complesso da calcolare a gettito invariato.

E’ lo stesso tema del catasto con la revisione dei valori. Paradossalmente tuttavia la riforma del catasto potrebbe essere più semplice se le forze politiche mostrassero più razionalità e meno emotività sugli immobili.

E’ scontato che la revisione farebbe aumentare i valori immobiliari, secondo alcuni circa il doppio. Ma alcuni aumenterebbero molto più di altri e alcuni potrebbero anche ridursi, come gli immobili di recente costruzione con rendite fissate nei primi anni 2000.

Per neutralizzare tali incrementi sarebbe sufficiente ridurre le aliquote oggi in vigore per Imu, tassa di registro, successioni e donazioni. A parità di gettito dovrebbero essere dimezzate anche se l’esclusione della prima casa dall’Imu rende molto incerto il calcolo. Sicuramente ci sarebbe una redistribuzione del prelievo con un appesantimento fiscale sui patrimoni di maggiore valore.

I partiti continuano a urlare di voler ridurre le tasse, ignorando che il principale problema del fisco italiano non è tanto la pressione sui contribuenti, quanto la sua profonda e ingiustificata iniquità.

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