Gas/Risparmi: nel piano Cingolani un eccesso di ottimismo e qualche dimenticanza

Tra gli esperti si sta rafforzando la convinzione che l’Europa sia ormai entrata in una fase dove l’energia non sarà più a basso costo

Il Piano di risparmio del gas messo a punto dal ministro Cingolani tende a rassicurare cittadini e imprese. Il documento infatti si caratterizza per un insieme di interventi “leggeri” e a carattere prevalentemente volontario e nel complesso fornisce uno scenario di messa in sicurezza dal gas russo che sembra metterci al riparo da interventi di contingentamento delle forniture. Al momento insomma le ipotesi di razionamento coatto del prezioso gas non sono neppure accennate.

Certamente l’emergenza energetica richiede adeguata programmazione e gradualità degli interventi e tuttavia il piano di Cingolani presenta non poche lacune e falle. Ad esempio sarebbe stata utile una proiezione di brevissimo termine, per evidenziare la capacità di risposta del Piano rispetto ai recenti annunci di interruzione totale delle forniture dalla Russia. Il piano insomma non prende in considerazione uno stop alle forniture da parte di Vladimir Putin lasciando un vuoto in termini di capacità di risposta a uno scenario fortemente non auspicabile ma che non può essere escluso.

Taglio consumi energetici  parziale e mancanza di una campagna informativa

Inoltre sarebbe stato utile affiancare il Piano con un impatto delle singole misure in termini di capacità o meno di incidere anche come risposta al caro- energia. Il documento poi indica una serie di misure soft per stimolare un taglio dei consumi energetici ma in modo parziale, come se la potenziale criticità delle forniture e il trend di prezzi in forte crescita siano tutto sommato una parentesi momentanea, una bolla destinata a rientrare rapidamente.

Altra falla del documento di Cingolani riguarda le attività economiche. Nel piano si fa riferimento a un confronto già aperto con le categorie produttive volto a definire le misure di contenimento volontario dei consumi nel settore industriale, confronto che tuttavia non vede coinvolto il settore delle piccole imprese. Tale mancanza spiega un’impostazione del Piano che sottovaluta molto il contributo della moltitudine di PMI diffuse sul territorio che, con interventi semplici, volontari, e a basso impatto sull’attività di impresa potrebbero in tempi brevi ridurre considerevolmente i consumi di gas.

Sarebbe utile e auspicabile ad esempio avviare da subito un programma diffuso di realizzazione di audit energetici nelle PMI e una campagna informativa mirata a migliorare, con piccoli accorgimenti, i consumi di elettricità e gas delle imprese, non solo produttive ma anche di servizio.

Solo un calo consistente dei consumi potrebbe ridurre i prezzi 

Il piano di risparmio del gas su base sostanzialmente volontaria è il primo step di un percorso che può arrivare al razionamento nel caso una brusca contrazione delle forniture. L’Italia ha già un piano per fronteggiare il taglio coatto dei consumi che non sarà generalizzato ma graduale iniziando dalle utenze industriali con potenza media mensile superiore a 1 MW che hanno aderito al servizio di interrompibilità. In pratica sono siti produttivi che vengono remunerati da Terna per ogni MW di potenza interrompibile che mettono a disposizione.

Il piano di risparmio tuttavia contrasta con l’approccio finora adottato che si fonda sull’erogazione di sussidi universali senza alcuna distinzione. Dalla primavera dell’anno scorso ad oggi il Governo ha stanziato oltre 40 miliardi di euro per contrastare il caro-bollette con una efficacia modesta. Il sussidio non ha calmierato la spirale come mostra il trend dell’inflazione e soprattutto non ha inciso sulla domanda di gas ed energia elettrica. La stessa logica riguarda l’introduzione di un tetto al prezzo del gas, anche su base continentale. L’esempio di Spagna e Portogallo, a carico dei contribuenti, mostra che i consumi tendono a salire.

Tale strategia presuppone che la fase emergenziale sia destinata a rientrare in tempi rapidi mentre tra gli esperti si sta rafforzando la convinzione che l’Europa sia ormai entrata in una fase dove l’energia non è a basso costo. E solo un calo consistente dei consumi può ridurre i prezzi. Anche le richieste di riforma del mercato elettrico sembrano ignorare che i criteri per la determinazione dei prezzi sono stati definiti per favorire la liberalizzazione del mercato elettrico e del gas che fino al 2001 era un oligopolio di imprese pubbliche.

Nel corso degli ultimi 30 anni i costi energetici si sono ridotti in modo significativo lungo la catena produttiva ma sono esplosi i consumi complessivi per adattarsi a un nuovo modello di vita quotidiana. Quando acquistiamo verdure imbustate, cibi preparati surgelati circa il 70% del prezzo è determinato da oneri energetici. Fino a quando l’energia costa poco il sistema regge, oggi non è più sostenibile. Dobbiamo iniziare a trattare luce e gas come beni preziosi e scarsi, e tra poco dovremo farlo anche con l’acqua.

 

 

 

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