Lavoro: su occupazione e salari la campagna elettorale rinnova slogan e vecchie ricette

Restano ai margini politiche per fronteggiare la carenza di personale, quali una formazione post scolastica più adeguata e un ritorno alla immigrazione legalizzata

Nonostante i venti di recessione siano minacciosi, e il premier dimissionario, Mario Draghi,  evochi ‘’nuvole’’ sul futuro,  i principali indicatori mostrano che l’Italia continua a navigare con un discreto vento in poppa. La crescita economica acquisita per il 2022 è al 3,4%, il doppio di Francia e Germania, il tasso di occupazione ha superato il 60%, il livello più alto dal 1977, la platea degli inattivi scende in modo sensibile intorno al 30%. Il tema del lavoro fotografa in modo chiaro quanto la politica continui a preferire slogan e titoli, tanto più in una campagna elettorale dove i programmi restano confinati ai margini.

Le ricette delle forze politiche difettano di analisi, trasformano percezioni e questioni marginali in verità assolute, confondono il funzionamento del mercato del lavoro con il tema delle basse retribuzioni.

Il taglio del cuneo fiscale piace a tutti ma non arriva mai 

Dalla sinistra radicale alla coalizione di centrodestra il taglio del cuneo fiscale trova un consenso unanime. Peccato che nessuno indichi le dimensioni della riduzione del carico fiscale e contributivo sulle buste paga e soprattutto come finanziarlo. Anche Confindustria e i sindacati sollecitano il taglio del cuneo, funzionale a scaricare sul contribuente una quota degli aumenti salariali per i quali si annunciano mesi di complesse trattative. Ma un’economia praticamente ferma per 20 anni e una produttività calante rendono praticamente impossibile aumentare le retribuzioni senza pregiudicare la competitività del sistema produttivo.

Il dossier che divide le forze politiche è il reddito di cittadinanza, anche se tra i principali avversari la Lega di Salvini l’ha approvato ai tempi del Conte uno e poi ha votato le modifiche con il governo Draghi. Molti considerano il reddito di cittadinanza un disincentivo al lavoro e sull’occupazione stagionale certamente incide negativamente. Ma la lettura che i giovani preferiscono il divano rischia di alterare la realtà. Nell’ultimo anno l’occupazione degli under 35 è aumentata del 6,6%, solo a giugno 83mila occupati e oltre 200mila in dodici mesi. In pratica oltre la metà della nuova occupazione nell’ultimo anno è rappresentata dai giovani.

La carenza di personale, un problema prioritario 

 

La carenza di personale è un tema complesso e articolato che riflette le profonde trasformazioni economiche e sociali. Pensare che limitare il sostegno ai poveri, reintrodurre i voucher, abbassare le tasse e introdurre il salario minimo per legge sia la formula magica significa rinnovare l’idea malsana che l’occupazione e le retribuzioni si possono stabilire per legge.

Al contrario servono misure e politiche attive coerenti al contesto socio-economico. Con la fine del posto fisso a vita, è inutile continuare a incentivare l’acquisto della prima casa da parte dei giovani, mentre sarebbero più efficaci politiche abitative pubbliche e private e un sistema di trasporti efficiente per favorire la mobilità dei lavoratori e ridurre l’incidenza dei costi per la casa.

Ma i programmi di medio e lungo termine non riescono ad attirare le attenzioni dei partiti. Il Parlamento ha approvato la riforma degli Istituti tecnici nell’indifferenza della politica e dei mezzi di informazione. Un provvedimento importante per invertire una tendenza preoccupante. Oltre il 50% del fabbisogno di figure professionali e competenze tecniche non viene soddisfatto. Un autista di tir e un operaio specializzato sono più rari di un ingegnere informatico. Ogni anno l’Italia sforna circa 20mila tecnici (il 30% della richiesta del mercato) contro i quasi 500mila della Germania. Due anni per una riforma condivisa ma la parte difficile arriva adesso. Serve che il sistema delle imprese abbia un ruolo da protagonista nelle fondazioni che gestiranno gli ITS e serve un modello di alternanza scuola-lavoro capace di migliorare le competenze dei giovani. Il rischio da scongiurare è che gli istituti tecnici rinnovati e risorse per 1,5 miliardi alimentino nuove baronie e centri di potere sull’esempio delle università.

Mettere ordine nel sistema della formazione post scolastica e favorire una  immigrazione legalizzata 

C’è da mettere ordine al sistema della formazione post scolastica che riceve ingenti finanziamenti dall’Europa attraverso le regioni e che negli anni è diventata una foresta pietrificata senza capacità di monitoraggio sui risultati, anzi spesso fonte di frodi e truffe.

Occorre uscire dal becero populismo e distinguere tra le politiche per l’immigrazione e l’ordine pubblico. Un paese in crisi demografica ha assoluto bisogno di aprire le frontiere e favorire una immigrazione legalizzata. Oltre 20 anni della Bossi-Fini dimostrano che favorisce esclusivamente i clandestini e quindi il lavoro nero. Recentemente il ministro del turismo Massimo Garavaglia, leghista, ha presentato in consiglio dei ministri un provvedimento per riattivare i flussi in entrata per sopperire alla carenza di personale. Provvedimento affossato in Parlamento.

Non è una sorpresa che nella campagna elettorale i temi decisivi per lo sviluppo economico siano ignorati o affrontati in modo strumentale. Ma non sorprende nemmeno che il partito dell’astensione abbia ormai raggiunto la maggioranza assoluta dell’elettorato.

 

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