Mercato del Lavoro: la carenza di camerieri e cuochi tormentone dell’estate

Nuove regole per i percettori del reddito di cittadinanza. Mancano competenze e specializzazioni per la crisi decennale della scuola italiana

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Non fa notizia il cane che morde l’uomo ma l’uomo che morde il cane. Questa regola aurea del giornalismo sta tornando ad essere la stella polare della stampa italiana. Anzi, probabilmente c’è una esasperazione del concetto sfogliando i quotidiani e navigando sui siti di informazione. Il terreno principale per l’esercizio di questa regola è la carenza di personale. Soprattutto ristoranti, bar (preferibilmente storici), stabilimenti balneari.

In effetti l’elevato tasso di disoccupazione, la penuria di lavoro e le retribuzioni basse alimentano un certo stupore quando ascoltiamo imprenditori lanciarsi in disperati appelli perché non riescono a trovare collaboratori pur assicurando stipendi da ceto medio e oltre.

Ormai da un paio di mesi le rassegna stampa pullulano di articoli e interviste sul tema, oscurando argomenti più seri e impegnativi. L’attenzione è così elevata che diventa una notizia da prima pagina, come nel caso del Corriere della Sera, lo chef stellato Aprea che annuncia serenamente che per l’apertura del nuovo ristorante a Milano ha trovato rapidamente i 32 collaboratori di cui aveva bisogno, “pagando il giusto”.

Esito diametralmente opposto per il Bar Terzi di Bologna che ha dovuto chiudere lo storico chiosco nel centro città perché non trova personale pur offrendo 1.300 euro netti al mese per 6 ore di lavoro. Una notizia del genere dovrebbe campeggiare nelle pagine di cronaca del Resto del Carlino e invece conquista la prima pagina del Mattino di Napoli, e un servizio tv su Sky.

Sui media un’ampia casistica che dovrebbe spingere a maggiori controlli

Un buon giornalismo però le regole dovrebbe seguirle tutte. Il fondatore di Le Monde definiva il giornalismo controllo e distanza. Nessun coinvolgimento nelle notizie ma soprattutto capacità di verificarle. Nel caso del Bar Terzi le verifiche opportune le ha fatte un free lance che ha poi scritto un articolo sul proprio profilo facebook. I proprietari possiedono tre bar famosi a Bologna ed è curioso che soltanto uno cerchi personale senza trovarlo tanto più che tra i propri dipendenti uno in forma anonima ha affermato di lavorare molto più di sei ore al giorno guadagnando molto meno di 1.300 euro. Anche questa sarebbe notizia da verificare. Resta il fatto che la famiglia Terzi ha incassato una notevole pubblicità gratuita.

E che dire del famoso chef Lamantia che nel suo locale al centro di Roma è costretto a servire ai tavoli per mancanza di personale di sala? La creatività di nostri imprenditori è degna dei grandi pubblicitari. Un ristoratore di Porto San Cesareo ha pubblicato un annuncio che sembra una provocazione: “Stipendi orari e giorno libero li decidete voi”. Altro materiale da prima pagina ma non c’è stato alcun giornale che sia andato a verificare se l’offerta abbia avuto successo.

Insomma siamo davanti a un tormentone esploso in primavera e che ci accompagnerà per tutta l’estate insieme alla pizza di Briatore che conferma insieme al pizzaiolo Sorbillo di Napoli di avere doti di comunicatore fuori dal comune. Milioni di euro in pubblicità completamente gratuita da parte di quotidiani in crisi da danni.

La questione tuttavia è che tale narrazione è solo un pezzo, persino marginale, rispetto a un mercato del lavoro che fatica a diventare moderno sul versante della ricerca.

Un deficit di 150-160mila lavoratori. I percettori del reddito di cittadinanza potranno respingere solo fino a tre offerte congrue.

Che nella ristorazione e nell’alberghiero ci sia carenza di personale è una realtà. Le stime indicano un deficit di 150-160mila lavoratori. Fare l’aiuto cuoco o il cameriere è oggi poco attraente. Il mercato funziona in modo semplice: se la domanda è molto forte il valore dell’offerta aumenta. Applicato alla ristorazione significa che oggi gli imprenditori devono essere disposti a pagare di più di quanto immaginavano fino a tre anni fa, come avviene per un autista di tir e per un installatore di impianti come caldaie e climatizzatori.

Non è il reddito di cittadinanza a scardinare il funzionamento del mercato del lavoro (forse per qualche impiego stagionale), piuttosto è la carenza di competenze e specializzazioni che chiamano in causa una crisi decennale della scuola italiana.

In ogni caso tra qualche giorno entrerà in vigore una nuova norma approvata dal Parlamento che potenzialmente può rendere più efficiente il mercato del lavoro. I percettori di reddito di cittadinanza potranno ricevere offerte di lavoro anche direttamente da imprese private e in caso di terzo rifiuto scatta la decadenza del beneficio.

Il Bar Terzi di Bologna e i vari ristoratori disperati che minacciano di chiudere perché non trovano camerieri e lavapiatti, potranno inviare le offerte di lavoro direttamente alle persone che percepiscono l’assegno del reddito di cittadinanza. C’è un però. L’offerta dovrà essere congrua. Vale a dire l’assunzione dovrà essere realizzata sulla base del contratto di lavoro di categoria rispettandone quindi livelli retributivi e compensi. L’offerta sarà valutata dai centri per l’impiego (sperando che almeno in questa funzione dimostrino un minimo di efficienza) ai quali dovrà arrivare l’eventuale comunicazione di rifiuto da parte del lavoratore.

Sarà un test per verificare se la ricerca di personale (per qualcuno) è la nuova frontiera della pubblicità gratuita o se molti millenial non vogliono rinunciare al welfare familiare. Sperando che la stampa ci aiuti a capire come va il mondo.

 

 

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