E a Natale a Roma arriva la baraccopoli sul Tevere

Degrado, sporcizia, insicurezza. Abbiamo contato una trentina di casupole. Il Comune: le nostre soluzioni spesso non vengono accettate

La baraccopoli sul Tevere
La baraccopoli sul Tevere

A Roma pensavamo di aver archiviato da tempo il periodo delle baraccopoli, tra l’altro visibili a tutti. E invece no, perché da qualche giorno sulla riva Ostiense del Tevere di fronte al gazometro è sorto un agglomerato di baracche, con annessa discarica sulla riva del fiume. Probabile che siano Rom o più genericamente nomadi.

Il fatto è che quella gente alla prima piena del Tevere, e in questi giorni il fiume si sta ingrossando, rischia di essere spazzata via se non c’è nessun che in tempo utile li avverta. Abbiamo contato una trentina di baracche, con persone che andavano e venivano.

Abbiamo segnalato la cosa all’assessorato alla Persona guidato da Laura Baldassarre. “La sala operativa sociale offre e continua a offrire 24 h soluzioni per la presa in carica nel circuito di accoglienza alle fragilità di Roma Capitale – dicono dall’assessorato – Le nostre proposte spesso vengono rifiutate perché il circuito di accoglienza impone la divisione dei nuclei familiari. Per sanare questo vulnus storico, abbiamo avviato una gara che consentirà di organizzare strutture che, per la prima volta, darà modo alle famiglie di accedere unite all’accoglienza”.

Eppure il nuovo insediamento abusivo è ben visibile dal ponte della Scienza. Tra l’altro a pochi metri c’è una sede del ministero dell’Interno e la zona è periodicamente pattugliata dai Vigili Urbani.

A Roma sono circa 7.500 i rom che abitano nei campi autorizzati, poi periodicamente appaiono e scompaiono insediamenti non autorizzati che fanno concorrenza agli slums o alle favelas di alcune città del Sud America. Una stima afferma che sono non meno di una ventina le baraccopoli, ma appunto essendo irregolari appaiono e scompaiono a una velocità impressionante.

Probabilmente è il frutto degli sgomberi degli ultimi giorni, d’altronde il piano nomadi del Campidoglio fa acqua da tutte le parti, e nei fatti è già naufragato”, dice Carlo Stasolla, presidente di 21 luglio, l’associazione che si occupa di dare assistenza ai nomadi nella Capitale. Nei fatti, lo sgombero del camping River è fallito e i campi La Barbuta e Monachina sono ancora là.

Stasolla dice ancora:Cinque milioni di euro. A tanto ammonta la spesa annua di sola manutenzione ordinaria per mantenere in piedi le baraccopoli formali della città di Roma. Ed ancora: 3,8 milioni di euro. A tanto ammonta l’impegno di spesa sostenuto (grazie ai fondi europei) per i prossimi 3 anni per chiudere 2 insediamenti, ma già si sa che se ne chiuderà uno solo!”.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna