Il Tevere e Roma, l’oro blu della Capitale

La storia di Roma è senza dubbio legata a quella del fiume che la attraversa. Ma se oggi consideriamo il Tevere un’appendice della città – in secondo piano rispetto alla grandezza dei suoi monumenti e alla maestosità dei siti archeologici – fino alla seconda metà dell’Ottocento, invece, il fiume era parte integrante della vita dei romani.

Pur rappresentando anche nell’antichità una sorta di frontiera – al di là del Tevere si pensava vivessero i popoli meno civilizzati – la navigabilità del fiume rendeva Roma simile a una città marinara, come Venezia o Genova. 

È in epoca imperiale che nasce l’area del Portus – l’antico porto a nord di Ostia, sulla riva destra del Tevere, che corrisponde oggi a Fiumicino – poi viene fondata Civitavecchia e, infine, il porto fluviale di Testaccio. Anche se nel Medioevo la città si contrae, e così anche il Tevere, il fiume continua a mantenere un ruolo di primo piano legato al trasporto delle merci, in entrata e in uscita, fino al XIX secolo, mentre attorno all’isola Tiberina si concentrano numerosi mulini.

Le foto scattate tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento mostrano una Roma irriconoscibile agli occhi del visitatore odierno. Grazie al lavoro di raccolta dell’Archivio storico capitolino (clicca qui ) riscopriamo una città edificata allo stesso livello del fiume.

La separazione dalla città

 

Nel 1870 – anno della breccia di Porta Pia, che sancisce l’annessione di Roma al Regno d’Italia – accade un episodio che segna il punto di svolta nel rapporto tra il fiume e la città. Tre mesi dopo la presa di Roma, il 28 dicembre 1870, una piena d’acqua eccezionale, alta 17 metri, inonda la Capitale e provoca centinaia di sfollati. Da quel momento la realizzazione dei cosiddetti muraglioni del Tevere diventa una priorità nazionale. 

Come racconta il giornalista Stefano Caviglia nel libro “A proposito del Tevere”, il primo gennaio 1871 il ministero dei Lavori pubblici istituisce la commissione che dovrà studiare “come rendere le piene innocue per Roma”. Togliendo al Comune, di fatto, il controllo sulla sistemazione degli argini, racconta Caviglia, il Tevere diventa una “faccenda italiana, prima ancora che romana”. 

La scelta della commissione ricade sul progetto dall’ingegnere Raffaele (o Raffaello) Canevari che propone di allargare il tronco urbano del Tevere ed eliminare gran parte degli ingombri esistenti, includendo tra questi anche l’isola Tiberina.

Per rendere innocue le piene (Roma si allaga anche successivamente, nel 1900, nel 1910, nel 1915, nel 1929 e nel 1937, ma non finisce più sott’acqua come nel Natale del 1870) bisogna quindi cambiare il corso del fiume.

L’opera viene finanziata nel 1875 grazie a una legge proposta da Giuseppe Garibaldi. L’eroe del Risorgimento riesce infatti a far passare gli interventi per proteggere Roma dalle inondazioni come opere di interesse pubblico. Garibaldi propone anche di deviare il Tevere prima della confluenza dell’Aniene, ma ad andare avanti è invece l’idea di Canevari che viene finanziata con 60 milioni di lire (fondi dello Stato, ma anche del Comune e della Provincia).

Nel 1926 termina la costruzione dei muraglioni del Tevere e le antiche strade ripuarie, a ridosso degli argini, prendono il nome di “lungotevere”. Per salvarsi, la città rinuncia al rapporto diretto con le sue acque, ma condanna anche alla scomparsa numerosi edifici, i mulini presenti al tempo nel Tevere, i resti del ponte Neroniano (o Trionfale) e ingloba negli argini il vecchio porto di Ripetta. Si salva invece dalla distruzione l’Isola Tiberina, grazie alle proteste dell’opinione pubblica raccolte dall’allora ministro dei Lavori pubblici, Gerolamo Giusso.

Virginia e il Tevere: un amore non ricambiato

“Renderemo il Tevere navigabile dall’anno prossimo, spero entro il 2015”. Ignazio Marino, allora sindaco di Roma, annunciava così di voler trasformare il fiume della Capitale, rendendolo come la Senna di Parigi o il Tamigi di Londra. Ma nel 2015 il sindaco Pd vivrà il suo annus horribilis con le dimissioni in blocco di 26 consiglieri: fine della giunta Marino, ma non del sogno di un Tevere navigabile. A riprendere l’idea è nel 2016 la giunta di Virginia Raggi, che sulla centralità del grande fiume di Roma ha basato parte della sua (prima) campagna elettorale. 

La sindaca grillina incassa inizialmente un punto a suo favore, quando nel 2017 organizza il suo primo Capodanno con una grande festa sul lungotevere pedonalizzato, che attira 150mila persone sui quattro ponti interessati dagli eventi: ponte della Musica, ponte della Scienza, ponte Sant’Angelo e ponte Sisto.

Sempre nello stesso anno la giunta Raggi istituisce l’Ufficio speciale Tevere con l’obiettivo di valorizzare il fiume nel suo tratto urbano attraverso attività di manutenzione, sviluppo e tutela delle acque e delle sponde. Ma qui i risultati sono modesti, e non si contano negli anni gli attacchi degli avversari politici (incluse le critiche degli ambientalisti) per lo stato di degrado delle banchine sul fiume, tra discariche e accampamenti abusivi.

 

La spiaggia Tiberis
photo credit: Zetema

C’è poi nel 2018 il progetto della spiaggia urbana sul Tevere – Tiberis – che nelle intenzioni dell’amministrazione grillina doveva far rivivere il Tevere come negli anni ’50 del secolo scorso, quando i romani lo consideravano il loro “lido” e vi scendevano in costume. 

Tra polemiche degli ambientalisti e flop dei lidi

Il percorso di recupero del fiume parte dalla sponda nei pressi di Ponte Marconi, dove in un’area di diecimila metri quadrati viene realizzata una spiaggia sul modello di quelle parigine, che però non sembra trovare seguito tra i romani. Tra aperture ritardate (mai prima di agosto), accuse di abusivismo (nel 2018 interviene la Commissione Trasparenza a certificare che l’arenile allestito dall’amministrazione comunale non è mai stato autorizzato dalla Soprintendenza del ministero dei Beni culturali), si arriva fino a oggi, con il Comune che fatica a trovare qualcuno interessato a gestire il bar sull’arenile. Nonostante la sindaca da tre anni, alle porte dell’estate, annunci trionfante l’apertura della spiaggia cittadina (“per chi non può andare in vacanza”) ai romani Tiberis sembra non piacere particolarmente.

Ci sono poi le polemiche sulla ciclabile che costeggia il Tevere nel tratto del centro storico. L’opera è stata al centro di un ampio dibattito, per il colore e la fattura del restyling, con alcune associazioni per la tutela dei beni monumentali che hanno parlato di “colata di cemento” a pochi passi dal fiume. Dopo due mesi di stop a luglio 2021 sono ripartiti i cantieri per la manutenzione, i cui esiti saranno tutti da verificare.

Il Tevere torna navigabile: da sogno a (quasi) realtà

Finalmente a luglio 2021 arriva un progetto che tira le fila di tutte le proposte avanzate finora per rendere il Tevere completamente navigabile: l’opera è stata infatti inclusa in quelle previste nell’agenda degli interventi da realizzare per il Giubileo del 2025, insieme al restyling della stazione Termini e a un nuovo terminal a Fiumicino.

Il progetto prevede la navigabilità del fiume dalla foce, sul litorale di Ostia, fino al limite settentrionale della Capitale a Castel Giubileo, comprendendo così tutto il tratto metropolitano, con imbarcazioni a motore elettrico o ibride. Il servizio di trasporto turistico collegherà la città con il porto di Fiumicino, cercando di intercettare i crocieristi. 

Finanziata con 300 milioni di euro, l’opera fa parte dei fondi previsti dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) presentato alla Commissione Ue dal governo Draghi. Secondo i vincoli europei del Recovery Fund, una volta approvata la proposta, i lavori devono essere affidati entro il dicembre 2023 e terminati entro il 2026.

Intanto a fine luglio 2021 sono partiti i lavori per ripulire la parte fluviale di Marconi (cioè la golena) e realizzare il Parco Tevere Marconi, che occuperà l’area sul Lungotevere di Pietra Papa, tra ponte Marconi e via Enrico Fermi.

 

Un luogo finora abbandonato che, nell’intento della Regione Lazio, è destinato a diventare uno dei parchi più belli di Roma con area giochi, parco dedicato alla scienza, palestra all’aperto, rampa di accesso per bici e persone con disabilità, chiosco, piazza con giochi d’acqua e ampia area cani. L’ennesima scommessa per ricongiungere la vita dei romani al loro fiume.

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